La zona di Chernobyl, devastata nel 1986 dall’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare, pare stia subendo un’evoluzione positiva, grazie al ripopolamento da parte di molte specie animali. Il luogo, interdetto alla presenza umana, è da tempo habitat e casa per molti lupi, alci, cervi, cinghiali e altri grossi mammiferi. Lo studio condotto negli anni e pubblicato sulla rivista Current Biology vedrebbe un cambio radicale della fisionomia territoriale di quella specifica zona, confermando come l’assenza dell’uomo sia benefica per la proliferazione e la tranquillità degli animali. Come sostiene lo stesso Jim Smith, tra gli autori della ricerca, l’uomo da sempre incide negativamente sulla sopravvivenza di tutte le specie. Azioni come caccia, disboscamento, cementificazione e distruzione dell’ambiente possiedono un peso significativo sulla vita degli abitanti della natura. Certamente le radiazioni ancora presenti non sono un toccasana, ma a quanto pare impatterebbero meno rispetto all’essere umano.

Molti ricercatori si sono spinti verso la zona incriminata solo per censire la presenza degli animali, tra il 2008 e il 2010 sono state individuate presenze significative sparse in un’area pari a 315 chilometri. La densità animale è apparsa più alta rispetto al passato, pari o maggiore ad alcune riserve naturali situate in Bielorussia, con una popolazione di lupi più corposa ben sette volte superiore a quella delle aree circostanti. L’esame del territorio, la valutazione di queste presenze, tiene in considerazione solo l’aspetto del ripopolamento. Escludendo quindi l’impatto delle radiazioni sulla vita di questi esemplari, ma considerando solo l’assenza dell’uomo in prossimità dei branchi presenti. La zona appare quindi come un’incredibile grossa riserva, una sorta di luogo primordiale libero da ingerenze di sorta.

Gli effetti delle radiazioni sugli animali

Tanti sono apparsi i dubbi riguardati questa ricerca e questa serie di valutazioni che, come anticipato, non considerano l’impatto delle radiazioni sulla vita degli animali. Tom Hinton, coautore del lavoro e ricercatore dell’Institute of Environmental Radioactivity all’Università di Fukushima in Giappone, sottolinea fortemente questo fattore. Da sempre le ricerche si sono concentrate sull’uomo, sull’effetto dell’esplosione del reattore sulla vita dell’essere umano e quindi l’impatto delle radiazioni sul suo corpo. Impossibile però non pensare quanto questo disastro possa aver agito negativamente sulle specie presenti. Infatti specifica:

Senza dubbio gli animali vicino a Chernobyl e Fukushima hanno sofferto danni a livello genetico.

Le ricerche hanno però condotto a un dato significativo, l’azione maggiore delle radiazioni sugli animali è avvenuta l’anno successivo l’esplosione. Mentre durante le decadi seguenti l’azione è apparsa blanda, molto inferiore e quella subita dall’uomo.

Formato degli animali e attendibilità della ricerca

Gli studi condotti porterebbero a credere che esista una correlazione diretta tra il formato degli animali e le radiazioni. I grandi animali come cervi e cinghiali avrebbero assorbito un quantitativo inferiore di radiazioni, a differenza degli uccelli. Molti di questi pare mostrerebbero una riduzione del volume cerebrale, ma sono ancora sconosciuti gli effetti su insetti, pennuti e roditori. I dati della ricerca sono stati spesso messi in discussione perché considerati non rappresentativi della reale situazione. Anders Møller, ecologo presso la University of Paris-Sud ad Orsay in Francia, non è certo ci sia stato un effettivo ripopolamento. Piuttosto uno spostamento dei gruppi e dei branchi nelle zone con maggiore presenza di prede, quindi animali sopravvissuti all’esplosione ma che hanno subito un’azione negativa dal punto di vista della contaminazione.

13 ottobre 2015
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