II processo di deforestazione, che nei decenni passati aveva allarmato per il suo incessante e preoccupante incremento, sembra fortunatamente destinato a rallentare.

Questa è la buona notizia che arriva da uno studio condotto dalla FAO in collaborazione con 900 specialisti suddivisi in 178 paesi, secondo il quale nei dieci anni appena trascorsi sono spariti dalla superficie terreste 13 milioni di ettari di foreste (un’area tanto vasta quanto l’intera Grecia), contro i 16 milioni degli anni ’90. Cifre comunque allarmanti, ma che lasciano trasparire i primi risultati di una politica più attenta verso i polmoni verdi del pianeta, adottata da paesi come Cina, India, Vietnam e altri ancora.

Non accenna a frenare la sua corsa invece il fenomeno dell’erosione, che anno dopo anno si porta via una porzione di Sud America, Africa e Oceania, favorito anche dai lunghi periodi di siccità che colpiscono alcuni territori e dai cambiamenti climatici in corso.

Così Eduardo Rojas, vicedirettore della FAO, ha commentato i risultati dello studio condotto ogni cinque anni:

È la prima volta che il tasso di deforestazione, a livello mondiale, accenna a diminuire. Questo è stato reso possibile dagli sforzi condotti sia a livello internazionale che locale, con la riqualificazione delle aree verdi e la loro assegnazione alle popolazioni residenti. Ciò non significa comunque che il problema sia risolto, anzi, l’impegno in questa direzione deve proseguire e, se possibile, intensificarsi.

Ad oggi le foreste ricoprono il 31% delle terre emerse, ma la loro esistenza è minacciata di continuo, oltre che dai già citati fattori di origine naturale o climatica, anche da attività dell’uomo, come incendi dolosi di grande portata, tagli per le materie prime e riconversioni agricole, che ogni anno interessano circa l’1% della loro estensione.

25 marzo 2010
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