La guerra è un evento catastrofico e drammatico che impone il cambio di abitudini, di vita e spesso costringe le persone a fuggire. Lasciando alle spalle un’esistenza di luoghi cari, case, oggetti del cuore e principalmente abitudini e affetti. Non solo parenti e amici, ma anche animali di affezione. Cani, gatti e altri animali che subiscono a loro volta la brutalità delle bombe e dell’odio. La Siria dal 2011 è al centro di scontri e violenze terribili, che hanno inciso sulla vita di 11.000 persone, costringendo alla fuga il resto della popolazione. Una di queste famiglie non ha voluto lasciare solo al suo destino un piccolo micino, accogliendolo nel viaggio verso la salvezza.

Il gatto, nato durante il conflitto, era rimasto orfano. La madre purtroppo era morta durante un bombardamento e il cucciolo, ribattezzato Tabboush – cioè paffuto in arabo – era stato estratto dalle macerie solo e fragile. Una famiglia di passaggio aveva ascoltato il suo pianto e raccolto il cucciolo, trasportandolo verso la libertà attraversando con lui la Turchia per giungere a Idomeni in Grecia. Il nucleo familiare, ospite presso il campo migranti, vive all’interno di una tenda con il piccolo gattino. Il micio, con le sue fusa e la sua energia, è un raggio di sole e allegria per tutti i bambini presenti presso il campo. L’organizzazione International Rescue Committee (IRC) si è imbattuta nella famiglia per la prima volta a Idomeni, ma da allora ne ha perso le tracce.

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Cerca per loro, come per molti altri rifugiati, un posto sicuro e un luogo protetto da considerare come casa. Ma l’incredibile numero di emergenze ha messo in secondo piano la famiglia e il piccolo Tabboush, forse nuovamente in viaggio oppure ospiti di qualche altro campo. Come avevano specificato gli stessi familiari, il gattino vive in simbiosi con loro, mangia e si sveglia accanto al gruppo, rendendo le loro giornate meno pesanti e tristi.

27 gennaio 2017
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