L’obesità è una vera e propria “malattia mortale”, perché porta con sé patologie come tumori, malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione. Si tratta di un’epidemia che secondo dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), solo in Italia entro i prossimi 15 anni potrebbe colpire il 15% della popolazione femminile e il 20% di quella maschile, arrivando ad un tasso di sovrappeso del 50% per le donne e del 70% per gli uomini.

Da questi dati parte l’allarme e la raccomandazione a fare qualcosa da parte di European Association for the Study of Obesity (EASO), Società italiana dell’obesità (SIO) e Centro per lo studio e la ricerca sull’obesità (CSRO) dell’Università di Milano, che si sono riuniti sabato 6 giugno presso il Padiglione dell’Unione Europea per parlare di obesità e per lanciare la “Dichiarazione di Milano” elaborata dalle tre realtà.

Michele Carruba, direttore del Centro studi e ricerca sull’Obesità, dipartimento di Farmacologia di Milano spiega come, nonostante l’Italia sia il Paese della Dieta Mediterranea, il problema riguardi il 10% della popolazione nazionale e il 4% dei bambini, mentre in sovrappeso sono il 40% degli adulti e il 12% dei più piccoli.

Bisogna porre particolare attenzione quando si superano i 4 kg di aumento di peso perché può essere l’inizio di un processo che può portare all’obesità, spiegano gli esperti. Con la “Dichiarazione di Milano” si vuole innescare una controtendenza. Ridurre i casi di obesità è possibile, come spiega Carruba:

Ridurre dell’1 per cento il numero di persone obese può evitare da 1 a 3 milioni di casi di tumore, malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione in Europa; con una riduzione del 5 per cento i casi evitati sarebbero tra i 2 e i 9 milioni.

Questo avrebbe un’importante ricaduta anche sul nostro sistema sanitario: servirebbe un importante investimento iniziale, ma poi i risparmi che si avrebbero in termini di mancate cure per le patologie legate all’obesità porterebbero a un risparmio pari al triplo della cifra spesa.

8 giugno 2015
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