Ha rinunciato al suo lavoro di ristoratrice, per dedicarsi a un obiettivo certamente nobile: quello di salvare oltre 6.000 cani randagi. Accade in Cina, dove da 16 anni una donna si occupa del benessere dei quadrupedi privi di una famiglia, fornendo loro un’alternativa in una nazione difficile. Sebbene nel grande Paese asiatico da tempo sia spontaneamente nata una maggiore sensibilità nei confronti degli animali domestici, permangono ancora situazioni complesse, quali maltrattamenti diffusi e il noto mercato della carne di cane.

Zhao Hua, oggi cinquantaquattrenne, ha salvato in quasi vent’anni oltre 6.000 cani randagi, salvandoli dalla strada e accompagnandoli verso un rifugio, che la stessa finanzia direttamente. Per dedicarsi alla passione per gli amici a quattro zampe, la donna ha da tempo abbandonato la sua professione di ristoratrice, impiegando tutto il suo tempo e il suo denaro al benessere dei cani. La donna ha quindi fondato un centro di recupero, dove oggi trovano dimora oltre 400 cani in difficoltà.

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Hua, la quale vive nella provincia di Hebei, accoglie spontaneamente tutti i quadrupedi che incontra sul suo percorso, nonché trae in salvo quegli esemplari di proprietà accuditi in condizioni non consone. La ristoratrice interagisce con i relativi proprietari, convincendoli alla cessione degli animali, affinché possano essere affidati alle cure di centri veterinari e strutture di recupero.

L’impegno dell’ex ristoratrice è molto apprezzato dalle compagini animaliste, nonché da parte dell’opinione pubblica locale. Non è però la sola, nella complessa Cina, a essersi lanciata in simili propositi. Qualche tempo fa, ad esempio, un milionario di Changchun ha deciso di spendere la sua intera fortuna per salvare centinaia di cani catturati e diretti a un macello, considerato come la carne di questi esemplari sia ancora largamente consumata in alcune parti della Cina. Altri, invece, lo scorso anno sono intervenuti direttamente al tradizionale Festival della Carne di Cane, acquistando alcuni esemplari in gabbia per poi rimetterli in libertà.

17 gennaio 2017
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