L’indagine Etichetta furbettadi Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino (MDC) è arrivata alla terza puntata. Condotta all’interno del progetto MarketWatch, co-finanziato dalla Commissione europea al fine di verificare la corretta applicazione delle etichette energetiche anche in Italia, ha rivelato una condizione peggiore rispetto a quella osservata sia nella prima che nella seconda parte dell’indagine.

Stavolta sono 1 su 2 le etichette fuori norma, perché assenti o perché errate. Nella prima parte erano state 1 su 3 e nella seconda 1 su 4. Ad abbassare la media l’introduzione di una nuova categoria ad obbligo di etichettatura: le cappe aspiranti che quindi tardano più delle altre categorie nell’adeguarsi alla normativa.

Legambiente e MCD hanno indagato 12 negozi fisici tradizionali e 12 punti vendita on line. Sono stati presi in esame 4.637 prodotti comprendenti tv, frigoriferi, forni elettrici, condizionatori, aspirapolvere e cantinette per vino in negozi fisici (2.704) e on line (1.933). In media appena più della metà dei prodotti risulta etichettato correttamente: il 57%, che si divide tra un 81% nei negozi fisici e solo un 23% in quelli on line, risultato simile a quello ottenuto nella precedente fase di ricerca.

Per quanto riguarda i negozi fisici, in Toscana, Veneto e Lazio sono stati controllati 6 negozi specializzati in elettrodomestici ed elettronica, 3 grandi superfici di vendita di mobili e complementi d’arredo e 3 supermercati. Sono i negozi di arredo quelli in cui si conferma il più alto grado di non conformità, che arriva ad un 53%, ma uno dei due supermercati visitati aveva addirittura il 77% dei prodotti ai quali mancava l’etichetta.

In questi punti vendita che manifestano scarsa aderenza alle normative europee le categorie peggiori sono gli aspirapolvere, dei quali ben il 32% è venduto senza etichetta, i televisori arrivano ad un 18% e, come si diceva, le cappe aspiranti (circa 50% non risulta etichettato). La migliore categoria sono invece le lavastoviglie, che solo per il 2% risultano prive di etichetta. Nei negozi tradizionali, al momento della richiesta di visionare la scheda tecnica, l’indagine ha scoperto che solo una volta su quattro questa era disponibile.

Per quanto riguarda l’on line la situazione peggiora ancora. La normativa prevedrebbe la presenza dell’etichetta energetica accanto alla foto del prodotto, ma questo nel 77% dei casi non viene fatto. Sono stati scelti per ogni categoria i 20 prodotti più efficienti e i 20 più economici presenti nel negozio e si è visto che le categorie peggiori sono le cappe aspiranti (per l’89% non conformi), i televisori (75%) e i forni (64%).

Dei negozi scelti 3 erano spazi di vendita esclusivamente on line, uno era il sito di una catena di grandi supermercati e 8 erano superstore dell’elettronica. Questi ultimi sembrerebbero quindi applicare regole meno strette e precise per l’on line rispetto a quelle applicate nei punti vendita.

Presenti ancora sul mercato sono risultati anche quegli elettrodomestici che sono stati messi al bando dalla direttiva Ecodesign: frigoriferi, lavatrici, televisori e lavastoviglie al di sotto della classe A+ e aspirapolvere con potenza superiore ai 1800 W non dovrebbero più trovarsi sul mercato perché soggetti a consumi troppo elevati.

Eppure sono stati identificati 3 lavatrici e 2 frigoriferi al di sotto della classe A+ , 7 televisori e 2 aspirapolvere che erano pronti per l’acquisto. Davide Sabbadin, responsabile per l’efficienza energetica di Legambiente, spiega cosa tutto questo significhi, in particolare alla vigilia della COP21 di Parigi:

Le direttive Ecodesign ed Etichetta Energetica sono di notevole importanza per il clima e particolarmente simboliche alla vigilia della COP di Parigi. Se venissero correttamente applicate, il taglio annuale alle emissioni di CO2 sarebbe di circa 500 milioni di tonnellate, cioè l’1,5% delle emissioni mondiali, pari a quelle del parco auto circolante in Europa. Inoltre, la loro applicazione potrebbe far risparmiare quasi 400 euro a famiglia.

Mentre Francesco Luongo, vicepresidente del Movimento Difesa del Cittadino, spiega come servano controlli non solo da parte delle associazioni e dei movimenti, ma anche da parte delle istituzioni:

Emerge un grave problema riguardante le vendite on line che sono destinate ad aumentare in maniera esponenziale nei prossimi anni. Gli organi di vigilanza, primi fra tutti il MISE, l’Autorità Antitrust e la Polizia postale devono vigilare e intervenire tempestivamente. Da parte nostra continueremo a monitorare anche attraverso questo progetto le proposte di commercio elettronico.

18 novembre 2015
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