Quando ci si reca in negozio per acquistare un nuovo elettrodomestico (frigorifero, lavatrice e così via), così come un apparecchio dedicato all’intrattenimento (TV, lettori multimediali ecc.) è bene valutare anche il suo grado di efficienza in termini di consumi. A questo serve l’etichetta energetica, il cui obiettivo è proprio fornire al compratore un’informazione immediata, facilmente comprensibile. Le cose, purtroppo, non sempre vanno così.

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Il forte progresso delle tecnologie e la mancata adozione di uno standard unico rischiano di generare confusione anziché chiarire le idee. Si è dunque resa necessaria una riforma e la discussione è stata avviata a livello continentale. Proprio in questi gironi l’Europarlamento e il Consiglio UE sono giunti a un primo accordo informale in merito alle norme che dovranno essere adottate per la classificazione degli elettrodomestici, sulla base delle loro prestazioni.

Ad oggi la situazione è complessa: in tutto il territorio europeo ci sono diverse scale di giudizio: in alcuni casi si passa dalla classe A+++ alla D, in altri dalla A alla G, in altri ancora dalla A++ alla E. La nuova bozza mira proprio a un’unificazione: dalla classe A alla classe G.

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Verranno integrate informazioni aggiuntive, pescate direttamente da un database centralizzato contenente tutti i modelli in commercio, accessibile anche tramite la scansione di un codice QR da inquadrare con la fotocamera dello smartphone. Una particolare attenzione sarà riposta anche agli apparecchi dotati di funzionalità smart, ovvero capaci di dialogare con l’utente da remoto (in perfetto stile smart home e Internet of Things), riconoscibili grazie a un apposito simbolo.

L’unico neo di questa riforma è quello che riguarda le tempistiche: la nuova etichetta energetica unificata non arriverà nei negozi prima del 2019, quando sarà allegata ad alcune categorie di prodotti come lavatrici, lavastoviglie e televisori. Per arrivare alle caldaie servirà invece quasi un decennio.

Davide Sabbadin di Legambiente sottolinea inoltre come, allo stato attuale, non sia previsto alcun tipo di rimborso per coloro che acquisteranno apparecchi che poi si riveleranno non in linea con la classificazione attribuita, andando dunque a consumare più di quanto promesso.

27 marzo 2017
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I vostri commenti
pescespada trafitto, martedì 28 marzo 2017 alle10:42 ha scritto: rispondi »

Sarebbe ora che almeno gli elettrodomestici in classe A fossero dotati di un indicatore dei consumi. Molto meglio sapere quanti chilowattora sono stati impiegati per un ciclo di lavaggio piuttosto che continuare ad aggiungere segni "++++" nell'etichetta.

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