Al processo eternit di Torino ieri è stato il turno delle parti civili. In particolare la Regione Piemonte ha fatto sentire la sua voce attraverso la richiesta di un maxi risarcimento da 69 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta ricordiamo il 64enne miliardario svizzero, Stephan Schmidheiny, e l’89enne barone belga Louis de Cartier. Le imputazioni a loro carico sono “disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele sui luoghi di lavoro”, accuse relative agli stabilimenti italiani della multinazionale dell’amianto.

L’ammontare del risarcimento in 69 milioni è spiegato dall’avvocato di parte civile Cosimo Maggiore:

Sono 61 milioni di euro per le bonifiche e 8 milioni per le spese sanitari. Spesa che tiene conto solo dell’ospedalizzazione e non della diagnostica, dei farmaci e del pronto soccorso.

Lo stesso comune di Casale di Monferrato, sul cui suolo sorgono gli impianti incriminati, ha presentato una sua personale richiesta di risarcimento di 30,9 milioni di euro. A motivarlo, oltre alle spese già sostenute dall’ente locale, anche i futuri oneri relativi al monitoraggio e alla bonifica (circa 20 mln) di altri 36 siti non ancora interessati dalle bonifiche ministeriali. Questo il breve commento dell’avvocato Paolo Davico Bonino, legale del comune casalese:

Cifra che tiene conto anche degli 8.914.000 euro già affrontati dal Comune in questi anni.

Alle richieste record delle istituzioni si aggiungono quelle pur sempre considerevoli dei familiari delle vittime, che vanno dagli oltre 200 mila fino a un milione di euro. I differenti importi variano a seconda del grado di parentela e del tempo di esposizione alle polveri. L’inchiesta giudiziaria è condotta dal pubblico ministero Guariniello, che per ciascuno dei due imputati ha già chiesto la condanna a 20 anni di prigione.

12 luglio 2011
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