Prescrizione per gli imputati del caso Eternit. La richiesta arriva dal procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello, che chiede quindi l’annullamento della condanna inflitta al miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, condannato dalla Corte d’Appello di Torino a 18 anni di reclusione il 3 giugno 2013.

Queste le motivazioni che hanno spinto il pg Iacoviello a richiedere ai giudici della prima sezione penale di rendere nulla la decisione del tribunale torinese in merito al caso Eternit:

Il processo arriva a notevole distanza di anni, è vero che la prescrizione non risponde alle esigenze di giustizia, ma stiamo attenti a non piegare il diritto alla giustizia. Di fronte a questi, il giudice, soggetto alla legge, deve scegliere il diritto.

Una decisione contro la quale si sono scagliati gli avvocati difensori delle vittime e delle parti civili, tra le quali anche Legambiente, l’Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA) e l’Associazione Familiari e Vittime Amianto (AFEVA). Netta in questo senso l’arringa dell’avvocato Sergio Bonetto, tra i legali impegnati nel dibattimento:

L’amianto continua ad uccidere: il picco delle morti è previsto per il 2025, quindi il reato di disastro ambientale doloso è ancora in corso e non si è affatto prescritto.

Una richiesta che andrebbe inoltre, prosegue Bonetto, contro la logica che prevede tempi molto lunghi affinché tale reato si materializzi nelle sue terribili conseguenze:

Una prescrizione così breve non tiene conto del fatto che tutti i cancerogeni hanno un tempo di latenza molto lungo, e quello dell’amianto varia dai 25 fino ai 40 anni. Siamo di fronte a un colpo di scena, mentre la Costituzione ci chiede di adeguare il diritto alla realtà altrimenti si finisce solo per dare una interpretazione astratta e vecchissima come quella che ha proposto il Pg.

19 novembre 2014
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