Le estrazioni di gas metano, col fracking o senza, negli Stati Uniti si stanno dimostrando un vero e proprio colabrodo. Dopo i dati allarmanti pubblicati dalla Banca Mondiale l’anno scorso, dai quali emerge che solo nei pozzi americani viene mandato alla fiaccola per bruciare senza filtro (misura di sicurezza, per evitare pericolosi picchi di pressione) tanto metano quanto ne consuma la Danimarca in un anno, arriva ora un articolo su Nature dal quale emerge che i pozzi di gas e petrolio perdono una gran quantità di metano.

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Quanto? Dal 4% al 9% di quanto ne viene estratto a seconda del pozzo analizzato. Migliaia e migliaia di metri cubi di metano dispersi nell’aria, con un effetto disastroso sul clima perché il gas metano (CH4) ha un Global Warming Potential (GWP, cioè la capacità di un gas di aggravare l’effetto serra) 24 volte superiore a quello della CO2.

Se è possibile (anche se non tutti sono d’accordo) che convertire le centrali elettriche a carbone passando al gas naturale sia un bene per il clima, prendendo in considerazione tutta la filiera del gas dal pozzo al bruciatore le cose potrebbero rivelarsi molto diverse perché tra il metano disperso e quello bruciato in fiaccola le emissioni totali salgono vistosamente.

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Gabrielle Pétron, ricercatrice della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOA) americana, ha analizzato i dati dei campioni di aria raccolti nel 2008 nei dintorni di alcuni pozzi di estrazione del metano in Colorado e ha scoperto che le perdite sono del 4%. Almeno doppie rispetto a quanto afferma l’industria estrattiva, che subito ha criticato il metodo con il quale è stata raccolta e analizzata l’aria.

In difesa della Pétron però arrivano i dati pubblicati il mese scorso dalla American Geophysical Union (AGU), dai quali emergono conferme sulle perdite dei pozzi del Colorado. Sempre l’AGU ha pubblicato i dati preliminari di alcuni pozzi nello Utah dove le perdite toccano il 9% della produzione totale.

Il problema non è affatto da sottovalutare perché da un altro studio congiunto dell’Enviromental Defense Fund e della Princeton University risulta che il passaggio dal carbone al metano per la generazione elettrica fa bene al clima solo se le perdite di gas non raggiungono il 3,2%. Altrimenti è persino meglio restare a carbone.

4 gennaio 2013
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Luigi Antonio Pezone, sabato 5 gennaio 2013 alle8:11 ha scritto: rispondi »

La migliore soluzione per il sottoscritto per produrre energia e proteggere l'ambiente è quella che non è stata mai realizzata e che ho descritto in un libro che sarà pubblicato la settimana prossima su "yoycanprint" in pdf, che costerà al massimo 3-4 euro, per dargli la diffusione più ampia possibile. Il titolo è "La chiusura del ciclo del carbonio antropico".     

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