Il messaggio che l’estate è in arrivo non ci viene solo dall’esterno, dalle giornate più lunghe, dal caldo, dai cambiamenti che vediamo intorno a noi, sia nel mondo vegetale che in quello animale. Un forte messaggio arriverebbe anche dal nostro cervello, che sarebbe quindi in grado di andare oltre la percezione del cambiamento dei ritmi circadiani. Lo ha scoperto un team di scienziati giapponesi del Riken Brain Science Institute, che ha pubblicato la ricerca sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze Pnas.

Quello che succederebbe nel nostro cervello sarebbe lo sfasamento di due delle “lancette” del nostro orologio biologico che risiede nel nucleo soprachiasmatico, un nucleo dell’ipotalamo, formato da gruppi di neuroni, una rete neuronale con circa 10 mila oscillatori circadiani, in grado di scandire i ritmi giornalieri, ma apparentemente anche quelli stagionali.

Con l’aumentare della durata del giorno, cambierebbe il trasporto del cloruro che verrebbe richiamato dai neuroni posizionati nella parte dorsale del nucleo soprachiasmatico. Superando determinate concentrazioni questi indurrebbero in uno dei più importanti neurotrasmettitori prodotti dai neuroni, il Gaba, un comportamento non più come inibitore dell’attività nervosa, ma come eccitatore. Jihwan Myung, che ha coordinato lo studio spiega:

Sospettiamo che questo cambiamento della funzione del Gaba possa essere la forza repulsiva che spinge fuori fase questi due gruppi di neuroni.

Questo a volte ci farebbe sentire davvero “fuori fase”, si sa che i cambiamenti stagionali in soggetti particolarmente sensibili causano disturbi dell’umore che possono diventare problemi seri.

Questo studio aggiunge un mattone in più per capire sotto quale profilo curarli. Sapere che intervengono determinati processi chimici e fisici può permettere di intervenire in maniera più specifica.

2 luglio 2015
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