Tenersi in forma fa bene al corpo e alla mente, è risaputo. Non era noto per che ci fosse una correlazione diretta tra i due effetti. È quello che si sta scoprendo in una serie di recenti studi, che dimostrerebbero i benefici di un’attività fisica sostenuta e regolare sulla memoria, contribuendo alla formazione di nuove cellule cerebrali e concorrendo quindi a contrastare la malattia di Alzheimer.

Come spiega la dottoressa Clare Walton, della Alzheimer’s Society, anche la nostra salute mentale può essere determinata da specifici stili di vita:

Di tutti i fattori dello stile di vita, noti per influenzare il rischio di sviluppare demenza, praticare esercizio fisico regolare sembra essere una delle migliori cose da fare.

Non c’è bisogno di andare in palestra per tenersi in forma, si può provare tutto ciò che aumenta la frequenza cardiaca per 30 minuti o più, come fare una camminata, una partita di tennis o una sessione di danza.

Sono tre gli studi che hanno ottenuto più o meno gli stessi risultati:

  • Università del Kentucky negli Stati Uniti – lo studio è stato recentemente pubblicato sulla rivista specializzata NeuroImage. Ha previsto l’analisi di 30 uomini e donne dai 50 ai 60 anni che sono stati sottoposti a test cardiaci, della respirazione e a scansioni cerebrali, mentre camminavano su tapis roulant. Si è visto che nelle persone più in forma, c’era un maggiore afflusso di sangue al cervello, in grado di portare più ossigeno e nutrienti alle cellule cerebrali.
  • Un gruppo di scienziati del Governo statunitense ha realizzato una ricerca presso i National Institutes of Health nel Maryland – qui i soggetti analizzati erano dei topi tenuti in gabbia. Alcuni avevano a disposizione delle ruote sulle quali girare, altri no. Le analisi hanno dimostrato che i topi che avevano fatto più movimento avevano il triplo di nuove cellule cerebrali rispetto agli altri.
  • Università di Pittsburgh negli Stati Uniti – un gruppo di ricercatori ha scoperto che fare una passeggiata 3 volte a settimana aumenta le dimensioni dell’ippocampo e di altre zone del cervello, fino al 2%. Sembra poco, ma corrisponde a ringiovanire il cervello di 2 anni, cosa che soprattutto in età avanzata, può avere la sua importanza.

Sembra quindi che sia possibile contrastare l’invecchiamento del cervello, finora visto, come spiega James Goodwin, principale scienziato di “Age UK“, come inevitabile e non prevedibile.

2 maggio 2016
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