L’esercizio fisico, se svolto con costanza e associato a una dieta sana, produce diversi benefici per la salute psicofisica: dalla riduzione dei livelli di stress e ansia al minore rischio di malattie cardiovascolari e tumori. Un recente studio, condotto da un’équipe di ricercatori della Washington University di Saint Louis, potrebbe aver scoperto un ulteriore vantaggio dell’attività fisica che riguarda le mamme mature.

Le donne che restano incinte in età più avanzata potrebbero infatti veder ridurre il rischio di difetti cardiaci congeniti del nascituro grazie a un allenamento costante nei mesi precedenti il parto.

I ricercatori, coordinati da Patrick Y. Jay, si sono affrettati a specificare che le loro ricerche al momento sono state condotte solo sui topi di laboratorio, animali che amano correre per molte ore al giorno quando ne hanno la possibilità a un ritmo che, paragonato all’intensità di allenamento degli umani, risulta piuttosto intenso.

Le ricerche degli scienziati americani aprono ad ogni modo scenari interessanti nello studio dei fattori che regolano l’incidenza dei difetti cardiaci congeniti negli umani. Finora si era creduto che l’età della futura mamma fosse un fattore determinante: più anziana è la mamma, maggiore sarà il rischio per il figlio di nascere con difetti cardiaci congeniti.

La sperimentazione condotta sui topi suggerisce però che il rischio può essere ridotto della metà grazie all’esercizio fisico. I topi di sesso femminile più anziani che si sono allenati nei tre mesi precedenti il parto hanno visto infatti ridursi dal 20% al 10% le probabilità di dare alla luce figli con difetti cardiaci congeniti. Un risultato che non è stato invece riscontrato nei topi più giovani.

Come ha illustrato il dottor Patrick Y. Jay, l’obiettivo di questi studi è scoprire come mai alcune persone a rischio di cardiopatie congenite si ammalano e altre no:

Studiamo i topi con una mutazione che aumenta il rischio di difetti cardiaci, la stessa mutazione identificata anche negli esseri umani. Non tutti i topi con la mutazione sviluppano malformazioni cardiache congenite, proprio come avviene negli esseri umani.

Negli ultimi 10 anni, prosegue l’esperto, abbiamo cercato di identificare i fattori genetici e ambientali che possono influenzare la percentuale di rischio. Questi studi potrebbero aiutarci a sviluppare nuovi metodi per prevenire i difetti cardiaci nonostante l’esposizione a fattori di rischio ambientali e genetici.

I ricercatori si mostrano fiduciosi sui primi risultati ottenuti: intervenire sullo stile di vita delle mamme mature è più semplice che operare i bambini appena nati. Jay spiega infatti che se le madri mature sono più a rischio per cause indipendenti dagli ovuli e dalla loro età, esistono molte più possibilità di intervenire per prevenire le malattie congenite nei figli. Agire sugli embrioni o sui neonati è più complicato che agire sugli adulti.

Senza contare che spesso una volta adulte, le persone operate da piccole per una malformazione cardiaca congenita devono nuovamente ricorrere al cardiologo a causa di insufficienza cardiaca, aritmia e altri disturbi cardiaci anche gravi.

Gli interventi chirurgici, ha ricordato Jay, non sempre riescono a curare i pazienti in modo definitivo, mentre la prevenzione del problema, prima ancora che il bambino sia nato, ridurrebbe drasticamente il numero di soggetti cardiopatici con vantaggi per la qualità della vita della popolazione e minori costi sanitari.

2 aprile 2015
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento