L’esercito USA abbandona i cani anti-bomba impiegati in Afghanistan

Sta generando fitte polemiche, anche a livello internazionale, la gestione dei cani anti-bomba impiegati in Afghanistan dall’esercito statunitense, a quanto sembra abbandonati al loro destino. Secondo quanto riportato da fonti a stelle e strisce, con la successiva conferma del Pentagono, al termine dell’operazione militare i quadrupedi non sarebbero stati completamente riassegnati a nuove famiglie, tanto da rimanere relegati per anni in gabbia.

I cani sono stati appositamente addestrati per l’operazione “Enduring Freedom”, condotta in Afghanistan dall’esercito statunitense tra il 2010 e il 2014, così come ricorda La Stampa. Sottoposti a uno specifico training per identificare ordigni pericolosi e inesplosi sul territorio, questi quadrupedi hanno dimostrato grande devozione al loro compito, esponendosi ogni giorno a situazioni di grave rischio. Giunto il momento di tornare negli Stati Uniti, però, le autorità si sarebbero dimenticate delle loro necessità.

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Secondo quanto riportato sui quotidiani statunitensi, questi cani sarebbero stati perlopiù tenuti in gabbia, anche per 11 mesi consecutivi, e non avrebbero mai avuto la possibilità di incontrare una nuova famiglia, con cui trascorrere una più che meritata età adulta e vecchiaia. Alcuni esemplari sarebbero stati soppressi, mentre i pochi assegnati sarebbero stati gestiti senza le giuste verifiche, tanto che cani vittima di stress post-traumatico e inclini a mordere sarebbero stati affidati a civili con bambini.

A contribuire a far esplodere il caso, anche gli stessi militari che hanno lavorato a fianco di questi cani in Afghanistan, desiderosi di poterli adottare dopo diversi anni passati insieme. Di circa 232 esemplari tornati all’interno dei confini a stelle e strisce, solo 13 sarebbero stati effettivamente affidati ai loro compagni sul campo.

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Al momento, non è dato sapere quanti quadrupedi siano ancora in cerca di una nuova abitazione, né quali di questi si trovino in una condizione di effettiva possibilità d’adozione. Le istituzioni USA hanno promesso di far chiarezza sul caso, velocizzando il più possibile le procedure.

5 marzo 2018
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