L’Escherichia coli è un batterio Gram positivo che appartiene alla specie Coli, del genere Escherichia. Si tratta di un enterobatterio e rappresenta il microrganismo prevalente nella flora intestinale che colonizza il colon degli esseri umani.

Alcuni ceppi di questa specie di batteri sono in grado di causare infezioni con sintomi più o meno gravi e marcati. I ceppi patogeni possono determinare:

  • infezioni non gastrointestinali, più spesso a carico del tratto urinario, ma anche meningite e sepsi diffusa;
  • infezioni del tratto gastrointestinale, che si manifestano con diarrea, più o meno grave e intensa con eventuali sequele, a seconda della gravità dell’infezione e dello stato generale di salute del paziente.

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Le patologie direttamente correlate all’infezione da Escherichia Coli possono essere divise, in linea generale, in tre gruppi:

  • cistiti e altre infezioni del tratto urinario, che sono considerate le più frequenti e che di solito riguardano prima le basse e poi le alte vie urinarie;
  • infezione enterica;
  • infezione invasiva, rara negli adulti, più comune nella prima infanzia, in cui si verificano meningiti da Escherichia coli.

Alcuni ceppi di questo genere di batteri possono essere ingeriti con gli alimenti e causare un’infezione gastrointestinale acquisita. La carne macinata e poco cotta potrebbe essere contaminata con i ceppi detti enteroemorragici, perché causano diarrea sanguinolenta e una grave sindrome emolitico-uremica a carico di sangue e reni. Acqua e cibo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, possono essere contaminati con Escherichia Coli enterotossigeni, che possono causare diarrea acquosa come la diarrea del viaggiatore. Altri ceppi in grado di causare infezioni gastrointestinali sono definiti enteroinvasivi, enteropatogeni e e enteroaggregativi: determinano rispettivamente diarrea infiammatoria, acquosa e persistente.

Sono note anche infezioni diffuse di Escherichia Coli causate della contaminazione extra intestinale, dovuta a traumi intestinali o lesioni.

La diagnosi delle infezioni da Escherichia Coli

Tutte le manifestazione delle infezioni dovute a questo batterio sono di esclusiva competenza del medico che una volta valutati i sintomi procederà con la prescrizione di una cultura di sangue, feci, o altri campioni clinici.
Solo l’esito dell’esame di laboratorio è in grado di confermare il sospetto diagnostico.

Cura

L’approccio alla terapia dell’infezione da Escherichia Coli compete il medico e, in genere, include la prescrizione di una cura antibiotica.
Di norma il medico, prima del risultato dell’esame di laboratorio e a seconda della gravità dei sintomi e delle diverse manifestazioni, inizia il trattamento mantenendo prima di tutto il giusto stato di idratazione del paziente e l’equilibrio idrico-salino.

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L’esame colturale è essenziale anche per definire la classe di antibiotici più adatta: oggi molti ceppi sono resistenti all’ampicillina e alle tetracicline. Pertanto vengono sempre più di frequente impiegati piperacillina, cefalosporine, aminoglicosidi. Poco utili, sempre a causa della resistenza sviluppata, sono anche l’associazione trimetoprim/sulfametossazolo e i fluorochinoloni.

Tossinfezioni alimentari

I ceppi di Escherichia coli che causano più spesso tossinfezioni alimentari sono definiti VTEC, perché producono una verocitotossina, responsabile delle manifestazioni cliniche dell’infezione. I sintomi sono in genere intesi già all’esordio e più spesso sono diarrea acquosa e colite emorragica. Nei soggetti più deboli, soprattutto bambini, e senza adeguata terapia, l’infezione si aggrava fino a causare la sindrome emolitico uremica. Tra i bimbi colpiti da questa malattia, 3 su 10 possono anche avere complicazioni neurologiche. Molto raro l’esito fatale, ma non da escludere.

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L’infezione si contrae con l’ingestione di acqua e carne cruda o poco cotta, latte non pastorizzato e derivati contaminati dal ceppo VTEC. Anche frutta e ortaggi possono essere veicolo di infezione: è essenziale una corretta igiene prima della lavorazione e ingestione.

La terapia di questa infezione, di competenza esclusiva del medico, si basa sul controllo dei sintomi, mentre l’uso di antibiotici secondo alcuni studi potrebbe favorire il rilascio della tossina. In ogni caso, si tratta di una decisione affrontata dal medico sulla base dello stato del paziente e dell’andamento della malattia.

24 ottobre 2017
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