L’ernia ombelicale è una protrusione frequente nel neonato, spesso però presente anche in età adulta. Dall’aspetto di un rigonfiamento nella zona dell’ombelico, così come suggerisce il nome, si tratta di un disturbo da non sottovalutare. Quali sono le cause, i sintomi e la possibile cura?

Come tutte le ernie, è sempre il medico curante e lo specialista a decidere il percorso terapeutico più idoneo: in caso di comparsa di rigonfiamenti dubbi, o di sintomi associabili, il primo passo da compiere è sempre quello di rivolgersi a un esperto.

Definizione e sintomi

L’ernia ombelicale si caratterizza per un rigonfiamento, di entità e grandezza variabile, a livello dell’ombelico. Si tratta praticamente di una fuoriuscita del rivestimento addominale o di una parte dell’intestino dalla sua sede, dovuta a una carente tenuta dei muscoli dell’addome. Nel neonato si tratta di un disturbo mediamente frequente, che deriva dalla caduta del cordone ombelicale e da una non perfetta chiusura della parete addominale: la problematica tende a scomparire da sé poco dopo il primo anno di vita. Nell’adulto, invece, sarà necessario un adeguato trattamento.

Come già ricordato, la protrusione che si viene a creare deriva dalla sporgenza verso l’esterno dell’intestino e del suo strato di protezione, ovvero il peritoneo. Mentre la causa nel bambino deriva appunto dalle conseguenze del cordone ombelicale, nell’adulto è invece solitamente determinata dalla scarsa contenzione dei muscoli addominali. In parole semplici, un’area del muscolo cede e apre una via d’uscita per i tessuti e gli organi sottostanti. Questa condizione si può verificare per svariati motivi, anche prettamente genetici, ma vi sono dei fattori favorenti come tumori, obesità, gravidanze ripetute e molto altro. Solo lo specialista, dopo l’opportuna visita e i conseguenti esami, potrà stabilire la natura del disturbo.

La protrusione potrà essere sia morbida che solida al tatto e, normalmente, il sintomo principale è il dolore, anche mediamente intenso, accompagnato da bruciori. Tale sensazione può peggiorare o migliorare a seconda della posizione assunta, durante l’esercizio fisico, la deglutizione, uno starnuto. I sintomi sembrano aggravarsi ulteriormente durante la defecazione, specie se con sforzo, e anche dopo i pasti. Va da sé, di conseguenza, come qualsiasi pressione a livello addominale possa acuire il rigonfiamento e con esso il dolore. In alcuni casi, data l’accresciuta circolazione o l’infiammazione in corso, l’ernia può apparire esteriormente rossastra o violacea.

Trattamento

Nel bambino, data la capacità di risoluzione spontanea, il trattamento prevede normalmente l’utilizzo di bende o garze di contenzione per mantenere l’ernia in sede, in attesa che la parete addominale si rafforzi naturalmente. Nell’adulto, invece, la situazione appare più complessa e, per questo, lo specialista elaborerà un percorso di cura personalizzato per il paziente.

Innanzitutto va sottolineato come il disturbo in età adulta può generare complicanze anche gravi, come l’ernia incarcerata e strozzata. Nel primo caso, i tessuti non permettono all’ernia di tornare nella sua sede, nel secondo viene invece a mancare in parte o completamente il corretto flusso sanguigno all’intestino. I sintomi possono comprendere dal dolore addominale continuo al blocco intestinale, fino alla morte dei tessuti coinvolti. Per questo il rigonfiamento non andrà mai sottovalutato. Come facile intuire, la risoluzione della problematica sarà chirurgica.

Data la gravità delle possibili conseguenze, non è indicato per questa patologia ricorrere ai cosiddetti metodi della nonna o ai rimedi naturali. Bende improvvisate, massaggi con oli unguenti e prodotti fitoterapici potrebbero peggiorare, anziché ridurre, la problematica. Più utile, almeno nell’attesa dell’intervento, è seguire una dieta leggera che non appesantisca stomaco e intestino, evitando quegli alimenti ad alta fermentazione come i legumi che, creando gas, potrebbero rendere la pressione addominale ancora più elevata. Meglio prediligere, invece, pietanze dal potere antinfiammatorio come lo zenzero o anti-meteorismo come il finocchio. Va comunque specificato come ogni caso sia a se stante, quindi anche per la dieta occorre vagliare il parere dell’esperto: non vi sono consigli che valgano a livello universale.

22 novembre 2014
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