Sono poco meno di 1.500 i casi segnalati di epatite A da frutti di bosco congelati in Europa. Il dato è incluso nel rapporto diffuso dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), all’interno del quale vengono tracciate le linee del focolaio infettivo accesosi nel 2013 e che ha interessato per lo più proprio l’Italia.

Sarebbero per il 90% concentrate nella Penisola le segnalazioni (1.444) di possibili infezioni da epatite A derivate da ingestione di frutti di bosco congelati. Sono invece 331 i casi accertati, diffusi sui territori anche di Regno Unito, Spagna e Francia. Si legge all’interno del rapporto EFSA:

È importante notare che l’esposizione alle bacche può essere sottostimata, a causa dei recall bias derivanti dal lungo intervallo tra l’esposizione e l’insorgenza dei sintomi/diagnosi e il fatto che le bacche possono essere un ingrediente minore o usato come decorazione negli alimenti.

Nello specifico vengono poi indicati more e ribes rosso come i frutti di bosco congelati a rischio. Sono 16 i lotti identificati come veicolanti l’infezione, mentre al momento non ci sono prove sufficienti a disposizione dell’EFSA per avvalorare le ipotesi di responsabilità per Bulgaria e Polonia.

Possibili cause, ancora però da accertare, dell’accendersi del focolaio sarebbero infine, secondo l’EFSA, una singola sorgente infettiva unita a comportamenti a rischio messi in atto durante il congelamento dei prodotti oppure la presenza di lavoratori stagionali vettori dell’infezione. Si renderanno quindi necessarie, conclude l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare:

Ulteriori indagini locali sono necessari per stabilire se esiste una singola sorgente puntiforme o una continua fonte di contaminazione.

10 settembre 2014
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