Spirano venti favorevoli per il mercato dell’eolico offshore europeo. L’ultimo rapporto pubblicato da Ernst & Young svela infatti che il settore ha buone probabilità di competere con l’industria del gas e del carbone già nei prossimi anni. Per diventare più conveniente dei fossili l’eolico dovrà però vincere una serie di sfide da qui al 2023.

I nodi da sciogliere per l’industria dell’eolico offshore si possono riassumere in un solo grande obiettivo: tagliare i costi in modo significativo nei prossimi 5 anni. Per riuscirci il settore è chiamato a una serie di interventi e misure di razionalizzazione delle spese e delle risorse.

Secondo gli analisti di Ernst & Young, il primo passo sarà individuare le fasi della filiera eolica in cui è possibile risparmiare e ottimizzare i costi. Per farlo i vari attori della filiera dovranno unire le forze sostenendo la ricerca tecnologica e l’innovazione.

Fondamentale sarà poi il contributo dei Governi europei, che dovranno incentivare l’eolico offshore e garantire una stabilità normativa che assicuri continuità allo sviluppo del mercato. Le politiche energetiche dovranno essere più lungimiranti e favorire l’accesso ai finanziamenti degli operatori.

Un’altra sfida da vincere per rendere più competitivo l’eolico offshore riguarda il potenziamento delle reti di distribuzione, che dovranno diventare sempre più intelligenti e basarsi su sistemi di accumulo efficienti, in grado di garantire continuità alla fornitura di elettricità sostenendo i picchi.

Uno degli scenari più rosei dipinto dagli analisti prevede il raggiungimento di una capacità installata di 65 GW entro il 2030. Con una crescita simile, dall’eolico offshore potrebbe provenire ben il 25% dell’elettricità generata complessivamente in Europa.

L’Europa potrebbe risparmiare ben 18 miliardi di euro all’anno sulle importazioni di combustibili fossili. Lo sviluppo di un’economia sostenibile basata sull’eolico offshore sarebbe 4 miliardi di euro meno costoso di uno scenario energetico dominato dal nucleare. Senza contare le ricadute occupazionali.

Gli analisti ricordano che già oggi l’eolico offshore dà lavoro a migliaia di europei. Investendo in ricerca e innovazione e sostenendo la nascita di nuovi parchi eolici la forza lavoro impiegata dal settore potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi anni. La crescita del comparto sarà determinante anche sul fronte dell’export. L’Europa occupa infatti una posizione di rilievo nell’esportazione di tecnologie eoliche. Come sottolinea Michael Hannibal, a capo del comparto eolico offshore di Siemens Wind Power and Renewables:

La riduzione dei costi rimane una priorità del settore eolico offshore. Abbiamo bisogno di creare investimenti redditizi per i progetti offshore indipendenti dai sussidi.

Claus Hviid Christensen, vicepresidente di DONG Energy Wind Power, è convinto che l’eolico offshore abbiano buone prospettive di sviluppo se si stabilirà una nuova roadmap energetica che fissi obiettivi più ambiziosi dopo il 2020.

Per Jens Tommerup, CEO di MHI Vestas Offshore Wind, lo scambio di competenze e la cooperazione tra le varie compagnie è la chiave per sviluppare nuove tecnologie sempre più efficienti e ridurre in breve tempo i costi dell’energia eolica offshore.

11 marzo 2015
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