Tempi duri per l’eolico offshore in Italia. Uno degli specchi di mare più promettenti per lo sfruttamento del vento in alto mare, il Canale di Sicilia, diventa più lontano per le grandi aziende dell’eolico. La settimana scorsa, infatti, la giunta di governo siciliana guidata da Raffaele Lombardo ha detto no ad ogni progetto energetico legato al vento nel mare antistante la Sicilia.

L’assessore regionale al Territorio e ambiente, Sebastiano Di Betta, ha inviato alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai ministeri per l’Ambiente e la tutela del mare e per i Beni e le attività culturali la deliberazione della Giunta che blocca gli impianti eolici offshore al largo delle coste siciliane. Nella deliberazione si legge che:

La giunta, su proposta dell’assessore esprime una chiara e netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di impianti di produzione di energia eolica off-shore, in particolare sulle coste meridionali della Sicilia

Il perché lo spiega l’assessore Di Betta:

I mari circostanti la nostra isola, comprese riserve e aree marine protette, sono da tempo oggetto di notevole interesse da parte di diverse società che hanno presentato varie istanze. I danni ambientali che ne potrebbero derivare avrebbero ripercursioni inevitabili in settori fondamentali dell’economia siciliana come la pesca, il turismo balneare e dei beni culturali e ambientali, oltre a rischi per la navigazione. Vogliamo così che possa tenersi in debito conto, in tutte le sedi, e nei percorsi autorizzativi, il chiaro indirizzo espresso dal governo della Regione sulla questione

Due le cose da notare in merito a questa deliberazione della giunta siciliana. La prima è che si tratta di un “no preventivo” a qualunque progetto già presentato e persino a quelli non ancora presentati. Una questione di principio, quindi, che esula completamente dall’analisi dei progetti.

La seconda è che, nel rilascio delle autorizzazioni per l’eolico offshore al largo delle coste siciliane la stessa Regione Sicilia non ha grandi poteri. Il suo parere, infatti, è solo uno di quelli che il governo nazionale deve acquisire prima di rilasciare, o non rilasciare, l’autorizzazione.

Ed è assai probabile che, in futuro, il governo nazionale si trovi in conflitto con quello regionale perché ci sono anche forti dubbi di legittimità sulla decisione della giunta Siciliana. La legge, infatti, prevede che ogni singola autorizzazione sia discussa nel corso di una conferenza unificata e nessun parere possa essere dato per scontato o preventivamente.

I progetti sono tutti diversi e devono essere valutati ad uno ad uno basandosi sulle carte depositate dai proponenti. L’eolico offshore, tra l’altro, si fa nel mare che è demanio statale e non regionale. La deliberazione della giunta siciliana, come molti altri provvedimenti del governo Lombardo in fatto di energie rinnovabili, odora molto di comparsata politica.

Indimenticabile, da questo punto di vista, il tentativo di Raffaele Lombardo di coinvolgere il noto guru dell’economia ecologica Jeremy Rifkin nel Piano Energetico Ambientale Siciliano (PEARS). Il risultato è stato che, già circa un anno dopo la visita a Palermo dell’economista americano, il PEARS subì il fuoco di fila dei ricorsi al TAR (una settantina, alcuni già vinti) e lo stesso Rifkin si affrettò a ritirare l’appoggio al piano siciliano.

Altro episodio che è passato alla storia delle rinnovabili siciliane che testimonia il difficile rapporto tra Lombardo e le rinnovabili è quello del parco fotovoltaico agricolo di Ragusa la cui autorizzazione unica fu prima concessa, poi ritirata (caso più unico che raro) e poi nuovamente concessa in seguito al ricorso dell’azienda che lo aveva costruito.


Per non parlare, infine, del maxi risarcimento da svariati milioni di euro comminato dal TAR di Palermo alla Regione Siciliana per aver fatto aspettare cinque anni alla New Energy Srl di Modica, sempre in provincia di Ragusa, per l’autorizzazione di un impianto a biomasse.

Con questi precedenti è molto difficile che il parere della giunta regionale siciliana sull’eolico offshore abbia delle conseguenze serie. Più probabile, invece, che a bloccare i progetti di sfruttamento del vento in mare sia l’atteggiamento del ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

20 febbraio 2012
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I vostri commenti
Cosimo, martedì 21 febbraio 2012 alle8:38 ha scritto: rispondi »

Qua mi pare che si sia nella solita situazione dei dilettanti allo sbaraglio, in che mani...

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