Per garantire la sicurezza energetica l’Unione Europea sta puntando eccessivamente sul gas, trascurando le potenzialità dell’eolico offshore. A sostenerlo sono 11 grandi compagnie, dalla Siemens alla General Electric, che hanno sottoscritto un appello alle autorità UE affinché garantisca un sostegno maggiore al settore.

Al momento in Europa la capacità eolica offshore installata ammonta a 11 GW, meno di un decimo dei 131 GW raggiunti dall’eolico onshore. Il primato spetta alla Gran Bretagna e alla Germania, che detengono rispettivamente una quota del 46% e del 30% del mercato europeo. I rappresentanti dell’industria eolica offshore europea sostengono che la fonte rinnovabile nel giro di un decennio riuscirà a competere con le tecnologie fossili più all’avanguardia:

Il settore è già a buon punto per centrare i target di riduzione dei costi prefissati. Grazie all’eolico offshore l’Europa potrà contare su un approvvigionamento affidabile e raggiungere i suoi obiettivi di decarbonizzazione dell’industria energetica.

Secondo le stime delle 11 compagnie che hanno firmato il documento entro il 2025 l’eolico offshore in Europa costerà non più di 80 euro per MWh e sarà dunque in grado di competere con il carbone penalizzato dalla carbon tax e con il gas, che viene in larga parte importato. In Gran Bretagna l’eolico offshore sarà più competitivo persino del nucleare.

I traguardi illustrati nella lettera potranno essere tagliati soltanto se i leader europei assicureranno un quadro normativo più stabile alle energie rinnovabili. Le compagnie sono preoccupate soprattutto dagli scenari che si apriranno nel 2020, quando scadranno i termini fissati per raggiungere il target del 20% di energie rinnovabili nel mix energetico. Alcuni Paesi vorrebbero fissare subito nuovi target, altri come il Regno Unito si oppongono e tentennano.

Il mercato energetico obbedisce a regole che non ammettono ripensamenti e incertezze. I produttori devono programmare con largo anticipo gli investimenti per il post-2020, perché la progettazione e la costruzione di nuovi impianti richiedono diversi anni.

Per stilare un piano industriale occorre conoscere il quadro legislativo ed economico in cui si andrà a operare e in Europa al momento mancano le condizioni ideali per il mercato dell’eolico offshore. Le compagnie chiedono pertanto alle autorità UE di intervenire per ribaltare il quadro a favore dell’industria eolica:

I legislatori europei e i leader degli Stati membri devono avere una visione chiara dell’industria dopo il 2020, con leggi forti in grado di far dormire sonni tranquilli agli investitori.

Senza il sostegno dei Governi anche nei Paesi come il Regno Unito, che dominano il mercato eolico europeo, difficilmente verranno realizzati nuovi impianti eolici onshore. Il mercato è in stallo per via della carenza di siti idonei e di incentivi adeguati.

Nel Regno Unito le aree più esposte ai venti sono già state sfruttate dalle grandi compagnie. Il potenziale dell’eolico offshore è invece ancora tutto da esplorare. Ciononostante molti grandi progetti sono in stallo per l’incertezza normativa e i costi esosi.

7 giugno 2016
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Immagini:
I vostri commenti
Franco, venerdì 17 giugno 2016 alle8:47 ha scritto: rispondi »

C'è necessità di voci autorevoli per sollecito al MISE. aggiornare le linee guida!....o l'Italia si troverà a guardare lo sviluppo dell'offshore eolico galleggiante, oltre le 12 MN realizzato da altri stati, mentre noi arriveremo alla soglia dei termini imposti per il fossile, dovendone pagare le conseguenze economiche ed ambientali......VERGOGNA!!!

Lascia un commento