Anche se la EWEA, la lobby europea dell’eolico, ha appena festeggiato il boom dell’eolico offshore in Europa il vecchio continente non ha rispettato in pieno i suoi piani di sviluppo di questa fonte rinnovabile. L’obiettivo europeo fissato per il 2012 era di 5.829 MW, ma al 31 dicembre dello scorso anno ne risultavano allacciati circa 1.000 MW in meno: 4.995 MW. Il gigawatt che manca potrebbe mettere in dubbio un’altro obiettivo europeo: la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020.

>>Leggi i dati EWEA sulla crescita dell’eolico in Europa

In realtà il rischio è minimo, perché altre fonti rinnovabili hanno avuto uno sviluppo molto maggiore del previsto in alcuni paesi europei. Basti pensare al fotovoltaico in Italia e Germania. Tornando all’eolico offshore, si conferma il fatto che questa tecnologia sia diffusa soprattutto nel Mare del Nord: la sola Gran Bretagna ha superato le installazioni di pale eoliche in mare del 2011 di ben il 72%.

La Francia super nuclearizzata, giusto per fare un confronto, è ancora ferma alle gare d’appalto per i nuovi parchi eolici e ha installato solo 667 MW, mentre la Germania ne ha installati 280 MW su quasi 800 previsti. L’Italia sembra invece letteralmente immobile: un solo parco eolico offshore autorizzato ma non ancora costruito, un altro in fase di Valutazione di Impatto Ambientale.

30 gennaio 2013
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