Centosettantacinque turbine alte 140 metri, installate nei pressi dell’estuario del Tamigi: è il record fatto registrare dalla centrale London Array, il parco eolico offshore più grande del mondo. Appena inaugurato dinanzi al premier britannico David Cameron, l’impianto si caratterizza per una capacità energetica di 630 MW e fornirà energia elettrica a quasi mezzo milione di famiglie, permettendo di evitare l’emissione in atmosfera di 925.000 tonnellate di CO2 l’anno.

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Nonostante sia stata inaugurata soltanto adesso, la London Array, che appartiene a un consorzio internazionale cui partecipano la danese Dong Energy, la tedesca E.On e la Masdar, azienda di Abu Dhabi, è in realtà in funzione già dallo scorso mese di aprile. Ha dichiarato Cameron durante l’inaugurazione:

Questo è un grande giorno per la Gran Bretagna e un’importante vittoria per le energie rinnovabili. London Array è la dimostrazione che si possono realizzare progetti di energie rinnovabili su vasta scala anche qui in Gran Bretagna. In fatto di energie pulite, siamo tra coloro che investono di più globalmente.

Il colossale impianto eolico offshore rappresenta un contributo alla modesta quota di energie rinnovabili del Regno Unito, che copre il 12,3% del fabbisogno nazionale. Una piccola svolta per un Paese che sta facendo i conti con un calo delle estrazioni petrolifere, e che potrebbe affidarsi presto allo shale gas.

Le prospezioni geologiche effettuate di recente hanno infatti rivelato la presenza di vasti giacimenti di gas di scisto (37.000 miliardi di metri cubi solo nel bacino di Bowland). Una risorsa energetica notevole, che presta però il fianco alle polemiche sui rischi ambientali per l’estrazione dello shale gas. Intanto Londra cerca di capire se le rinnovabili possono rappresentare una risposta alternativa, anche grazie a progetti come London Array.

5 luglio 2013
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