L’eolico conferma la tendenza alla crescita anche nel 2011. A confermarlo i dati recentemente diffusi dal rapporto di Legambiente “La forza del vento”, che indica nel 6,4% (dati Terna) la quota di energia prodotta in Italia. Un risultato che riporta un po’ di ottimismo nel settore in vista della Giornata del Vento (Wind Day) promossa dall’EWEA. L’associazione ambientalista ha inoltre siglato con ANEV un protocollo di intesa per il monitoraggio dell’eolico e dell’avifauna.

Eolico che il 5 dicembre 2011 ha toccato il picco record di produzione del 9%, frutto dello sviluppo che il settore ha conosciuto negli ultimi anni e dell’ampia diffusione che hanno registrato non soltanto i grandi parchi eolici in e off-shore, ma anche piccoli e medi impianti. Tra questi notevolmente in crescita il settore del minieolico.

Dati importanti vengono dalle installazioni in Italia, nel 2011 pari a 7.250 MW. Primato alla Sicilia con 1733 MW della Sicilia, seguita da Puglia, Campania e Sardegna. Secondo il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini:

Puntare sull’eolico è nell’interesse di un Paese come l’Italia perché permette di ridurre le importazioni di fonti fossili e la produzione da impianti inquinanti che sono, oltretutto, la ragione principale degli aumenti in bolletta avvenuti negli ultimi 10 anni in Italia.

Oggi un sistema energetico incentrato sulle fonti rinnovabili non è più un sogno, ma uno scenario a portata di mano, nel quale l’eolico può concorrere insieme a solare, idroelettrico, biomasse, geotermia, e a una seria politica di efficienza e risparmio, a rendere il nostro sistema energetico più moderno, pulito, efficiente e meno dipendente dall’estero.

Uno sviluppo che deve essere ulteriormente promosso e non messo a rischio. Questo il pericolo che corre l’eolico stando a quanto dichiarato dalle sigle di settore e dalla stessa associazione ambientalista, critica nei confronti dei decreti rinnovabili allo studio del Governo Monti. A sottolinearlo lo stesso Zanchini:

Diventa fondamentale che il governo non freni questa prospettiva, come purtroppo avverrebbe con i decreti in corso di approvazione che introducono uno stop alle installazioni e più burocrazia, e invece dia certezza agli investimenti con incentivi certi, anche se ridotti, e attraverso regole chiare per l’approvazione dei progetti in tutte le Regioni.

13 giugno 2012
I vostri commenti
Cosimo, giovedì 14 giugno 2012 alle10:45 ha scritto: rispondi »

inoltre se Terna si desse una regolata e si dava da fare per collegare alla rete TUTTI gli impianti eolici già installati non si aveva lo SCANDALO DI PRODUZIONE NON IMMESSA IN RETE PER MANCANZA DI COLLEGAMENTO MA PAGATA LO STESSO. FACESSE QUESTO INVECE DEI SOGNI DI ACQUISTARE LA SNAM. in questo modo la produzione era molto superiore

Cosimo, mercoledì 13 giugno 2012 alle11:39 ha scritto: rispondi »

se Terna portava un cavo elettrico ben dentro il mare (che ne so a 20 Km dalla spiaggia) in quella zona si potevano mettere una marea di pale eoliche senza "rovinare" il panorama per il turismo. In questo modo si avevano pale eoliche che producevano di più e non sfregiavano la terraferma. Terna si faceva pagare per l'energia trasmessa e quindi rientrava pian piano dall'investimento. Troppo difficile?

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