Il nuovo meccanismo delle aste al ribasso per assegnare gli incentivi all’eolico, previsto dall’ultimo Decreto Rinnovabili emanato dal Governo Monti, dati alla mano è del tutto fallimentare e ha ottenuto il risultato di far fuggire dall’Italia gli investitori. Lo si evince dall’esito delle aste: su 500 MW di potenza incentivabile disponibile per l’eolico onshore ne sono stati richiesti solo 450 MW, mentre per l’eolico offshore sono arrivate richieste per 30 MW a fronte di 650 MW disponibili. Di contro, però, sono state presentate richieste pari a 200 MW per gli impianti sotto la soglia minima invece dei 60 MW previsti dal Governo.

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Il meccanismo delle aste al ribasso prevede un tetto di potenza incentivabile. Se le richieste sono superiori vengono privilegiati i progetti che fanno il maggior sconto sull’incentivo statale, che di fatto costituisce la base d’asta per la gara.

Ma l’asta scatta solo per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW: sotto tale soglia non c’è asta, ma solo il tetto di potenza. Da notare, però, che 5 MW equivalgono più o meno a una turbina eolica e mezza di quelle moderne. Di conseguenza sono esenti dall’asta praticamente solo il mini eolico e il micro eolico. Unica cosa a favore dell’eolico è che gli incentivi durano 5 anni in più: 20 in totale.

Questo modo di assegnare gli incentivi statali, ufficialmente introdotto per favorire gli impianti tecnologicamente migliori (che in teoria sono redditizi anche con meno incentivi) ricorda molto quello previsto dal Quinto Conto Energia per il fotovoltaico. Con il nuovo conto, infatti, gli impianti al di sopra dei 20 KW di potenza per ottenere l’incentivo devono iscriversi al Registro Grandi Impianti del GSE. Se le richieste sono superiori alla potenza disponibile si ripete il gioco dello sconto sull’incentivo.

Leggi i testi definitivi di Quinto Conto Energia e Decreto Rinnovabili

A oltre sei mesi di distanza dall’introduzione del nuovo Decreto Rinnovabili e del Quinto Conto Energia si può dire senza timore di smentita che il meccanismo del ribasso sull’incentivo è un fallimento totale: nell’eolico non si è raggiunta la soglia prevista e nemmeno nel fotovoltaico, dove nella prima graduatoria del Registro ci sono stati ben 50 milioni di euro non assegnati. Perché non richiesti.

ANEV, associazione di categoria dell’eolico, tramite il suo presidente Simone Togni spara a zero sul Decreto Rinnovabili e sul Governo che l’ha emanato:

Come ampiamente preventivato il livello di partenza dell’incentivo e la farraginosità del meccanismo non hanno consentito di raggiungere neppure domande sufficienti al raggiungimento del contingente.

Serve una urgente assunzione di responsabilità di questo Governo per risolvere la questione velocemente e non passare alla storia come il Governo che è riuscito a chiudere anche una delle poche industrie nazionali che funzionavano.

Con le elezioni ormai alle porte, a mettere mano agli incentivi per le rinnovabili ormai ci penserà il nuovo Governo. Considerati i tempi tecnici della consultazione elettorale, dell’insediamento dell’esecutivo e della preparazione ed emanazione di un eventuale decreto correttivo appare evidente che per eolico e fotovoltaico ci sarà almeno un altro semestre di passione.

10 gennaio 2013
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