L’eolico potrebbe frenare lo sviluppo dello shale gas e rendere più convenienti del fracking le centrali a carbone statunitensi. A rivelarlo è un recente report della PJM che spiega come il basso costo dell’energia eolica possa ridurre il ricorso ai gas di scisto, frenando lo sfruttamento di nuovi giacimenti e permettendo di mantenere in vita, ancora per qualche anno, le centrali a carbone già esistenti.

Il carbone oggi rappresenta ancora una delle fonti principali di elettricità negli Stati Uniti. Per ridurre le emissioni di gas serra generate dalle centrali così alimentate la Protezione Ambientale USA ha approvato il Clean Power Plan, che tra gli obiettivi vede proprio lo smantellamento progressivo di tali installazioni. In termini economici il rischio è di costi elevati per i cittadini a seguito di possibili aumenti delle tariffe dell’elettricità.

Facile immaginare che l’industria energetica dirotterà i suoi investimenti sul gas naturale, l’unica risorsa in grado di sopperire in tempi brevi alla perdita di una fonte di energia così diffusa ed economica qual è il carbone. Il gas naturale potrebbe però non rappresentare la scelta giusta poiché comporta diversi rischi: l’impatto del fracking sull’ambiente, sui terremoti e sulla salute pubblica; le emissioni di metano nascoste generate nel corso del processo estrattivo; le perdite registrate nei gasdotti. Il gas naturale economico viene inoltre ritenuto da molti una chimera esattamente come il carbone a basso costo.

Per questo motivo, secondo gli analisti della PJM, sarebbe più opportuno mantenere in vita le centrali a carbone esistenti, senza costruirne altre, e integrare una fetta sempre maggiore di energia eolica nella rete elettrica fino a quando i fossili non si riveleranno più necessari. Le emissioni zero dell’eolico andrebbero a compensare sin da subito l’inquinamento elevato prodotto dalle centrali a carbone ancora in attività, garantendo un’immediata riduzione dei gas serra.

Questa soluzione sarebbe più conveniente per tutti e abbasserebbe i costi dell’energia molto più dell’integrare una fetta sempre maggiore di shale gas nella rete elettrica. L’analisi tuttavia è per stessa ammissione della PJM riferita unicamente in termini economici e non tiene conto dell’affidabilità delle fonti energetiche. Il dibattito in quel caso si conferma controverso e la stessa società preannuncia un differente rapporto atteso sul finire della primavera.

9 marzo 2015
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