Due anni duri per il settore dell’energia eolica: oltre 120 fornitori sono usciti dal mercato fra il 2012 e il 2014. A dirlo sono i dati di FTI Consulting che, nell’edizione 2015 del Global Wind Supply Chain Update, fa il punto della situazione sull’intera filiera.

Secondo gli esperti di FTI Consulting, sono 88 gli operatori asiatici che hanno dovuto chiudere, 23 gli europei e 18 quelli provenienti dal mercato del Nord America: il report ha analizzato la situazione della supply chain per 12 componenti chiave, a cui fanno capo 350 fornitori, e tre materiali principali, prodotti invece da 150 operatori, che rappresentano insieme oltre il 95% del costo totale di una turbina eolica.

Inoltre, gli analisti hanno preso in esame la situazione degli impianti off-shore, i migliori 15 produttori di apparecchiature originali (OEMs – original equipment manufacturers), per tracciare i trend della domanda di energia eolica fino al 2018. Secondo quanto si legge nel report:

I 120 fornitori che hanno chiuso rappresentano un quarto del totale mondiale. La contrazione prolungata del mercato ha costretto i principali OEM ad optare per l’outsourcing in modo da reggere alle fluttuazioni del mercato, pur mantenendo la propria produzione redditizia.

L’intero settore eolico sta attraversando un processo di trasformazione dal 2011, senza trovare ancora soluzioni adeguate: la catena di approvvigionamento, inoltre, non è ancora matura. Feng Zhao, direttore di FTI Consulting e responsabile del settore eolico, ha spiegato:

L’uscita di così tanti fornitori dal mercato è un segnale pericoloso per i governi. Per far si che l’eolico sia competitivo rispetto alle fonti tradizionali, è indispensabile trovare un equilibrio tra il mantenimento di una politica di stabilità e la riduzione dei costi su consumatori e governi, per evitare di dover sovvenzionare ancora in maniera massiccia le energie rinnovabili.

Per affrontare l’instabilità del mercato, i grandi costruttori di turbine eolica hanno mutuato modelli organizzativi da altri settori, quindi non specifici, aumentato la flessibilità e incrementato l’efficienza. Inoltre, la maggior parte dei componenti e dei materiali chiave sono un una fase di sovrapproduzione, mentre la distribuzione a livello regionale è estremamente irregolare.

Infine, il report si concentra sul mercato americano: l’instabilità politica delle sovvenzioni, hanno spiegato gli analisti di FTI Consulting, rischia di aumentare il blocco nel mercato degli Stati Uniti: nei prossimi 2 o 3 anni la gran parte di fornitori Tier 2 e Tier 3 potrebbero così scomparire.

16 gennaio 2015
Fonte:
Lascia un commento