Lettera aperta dell’ANEV a Renzi affinché modifichi il decreto FER non fotovoltaiche allo studio del Governo. Alla vigilia della Giornata Mondiale del Vento, che si terrà a Roma l’11 Giugno, il presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento scrive al Presidente del Consiglio in merito al decreto che fisserà i nuovi incentivi alle fonti energetiche rinnovabili non fotovoltaiche nel periodo 2016/2020.

L’eolico risulterà danneggiato, sostiene l’associazione, con tagli agli incentivi che ne freneranno lo sviluppo negli anni a venire. Come si legge nella lettera dell’ANEV, firmata dal presidente Simone Togni:

Le scrivo per manifestare le preoccupazioni di un intero comparto industriale nazionale che oggi conta 27.000 addetti direttamente impegnati nel nostro Paese che è esportatore di tecnologia e componentistica nel mondo. La bozza del nuovo Decreto, già in forte ritardo rispetto alla data prevista del 31.12.2014 per l’emanazione, risulta essere contraddittoria e lesiva degli interessi del Paese anche rispetto agli obiettivi assunti al 2020 e quelli in fase di definizione al 2030.

Il testo propone importanti tagli agli incentivi per l’eolico, che ne ridimensionano consistentemente le prospettive di crescita e sviluppo, contrariamente, per altro, a quanto preannunciato per il Green Act, che dovrebbe puntare a rilanciare le politiche ambientali.

Quello inviato dal Governo sarebbe quindi, prosegue Togni, un segnale in contraddizione con quelli che sono le tendenze degli altri Paesi. Un esempio eclatante è quello dell’Arabia Saudita, dove il ministro del Petrolio del Regno ha affermato che quest’ultimo “diventerà potenza globale nell’energia solare ed eolica” entro i prossimi 50 anni.

Una crescita quella dell’eolico che non deve essere frenata, sottolinea nelle sue conclusioni Togni, che chiede al Presidente del Consiglio di tenere conto della maturità tecnologica acquisita in questi anni dal comparto:

Qualora il Decreto venisse approvato nella versione trasmessa alla Conferenza Unificata Stato Regioni, si metterebbe fine alla parola eolico in Italia, con conseguenze gravissime sull’industria, sull’economia, sul lavoro, nonché sulle generazioni future.

Per questo motivo chiediamo un Suo intervento diretto e immediato per salvare il settore e per prestare fede a quanto promesso dal Governo, sin dall’inizio della legislatura, in tema di Green economy. L’auspicio è che il Green Act non diventi un Black Act e che si dia sostegno alle energie pulite come l’eolico che oggi ha raggiunto una maturità tecnologica avanzatissima e un costo di produzione molto vicino alla grid parity.

Basti pensare che ogni anno cessano incentivi all’eolico per oltre 100 Milioni fino al 2020, e di questi, i nuovi meccanismi di incentivazione ne occuperebbero meno di un terzo con il risultato che il comparto industriale nazionale del vento continuerebbe a crescere e la bolletta degli italiani continuerebbe a scendere.

8 giugno 2015
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I vostri commenti
Paolo, lunedì 8 giugno 2015 alle12:57 ha scritto: rispondi »

Questo momento è decisivo per il settore. Il testo non contiene ipotesi di alcun miglioramento della situazione di forte declino del settore eolico che si è stabilita con lo sciagurato decreto 28 marzo 2011 e il pessimo decreto 6 luglio 2012. Abbiamo anche visto con preoccupazione il calcolo GSE del contatore degli incentivi, che al 1° giugnoè inopinatamente cresciuto. Un ulteriore messaggio di allarme in un panorama che vede da tempo solo atti negativi per l'eolico dopo promesse positive. Se non cambia rotta e se non la spiega bene, questo governo riuscirà a uccidere decine di migliaia di posti di lavoro, fermando un settore industriale di pregio e all'avanguardia e si (ci) causerà sanzioni europee che come sempre pagheremo.

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