Gli appetiti dei mafiosi e dei corruttori non hanno ancora perso di vista il ricco piatto delle energie rinnovabili. Nei giorni scorsi, infatti, sono state portate a termine dalla Guardia di Finanza altre operazioni anti mafia e anti tangenti in Calabria e Sicilia. Al centro delle indagini c’erano alcuni parchi eolici.

A Palermo, con l’operazione “Broken Wings”, la Finanza ha fatto luce su un presunto giro di tangenti che sarebbe stato messo in piedi da Vito Nicastri, imprenditore dell’eolico finito in manette e ritenuto dagli inquirenti molto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, il quale avrebbe promesso lo sblocco di alcune pratiche in cambio di 60 mila euro. Pratiche ferme al Demanio militare di Palermo.

A far scattare le indagini, però, è stato un altro imprenditore delle rinnovabili che ha denunciato il tentativo di corruzione. Il suo nome è molto noto, in Sicilia e fuori: Salvatore Moncada. Considerato il “re dell’eolico” per i molti parchi autorizzati e costruiti negli scorsi anni (durante la presidenza di Totò Cuffaro), Moncada da tempo non riusciva a ottenere una sola autorizzazione. Le carte si fermavano sempre al Demanio militare fino a quando, questo emerge dall’inchiesta, non gli si è presentato davanti Nicastri con la soluzione pronta e facile: pagare.

Per la precisione pagare una finta consulenza al figlio di un funzionario del Demanio, che avrebbe poi girato la tangente al padre sbloccando così l’iter del parco eolico.

In Calabria, invece, a Catanzaro la Guardia di Finanza e la Direzione distrettuale antimafia (DIA) hanno sequestrato il parco eolico “Wind farm isola Capo Rizzuto”. L’operazione, alla quale ha partecipato anche il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (SCICO), ha portato ha messo in luce che il parco eolico, dal valore di circa 350 milioni di euro, sarebbe stato costruito dalla potente cosca Arena, confermando così le mire della ‘ndrangheta sulle rinnovabili.

Gli Arena, in pratica, avrebbero messo in piedi una fitta rete di società estere e di prestanome per mascherare i propri interessi nel parco eolico. Gli indagati in questa inchiesta sono in totale 31.

Fonti: La Repubblica, Il Sole 24 Ore, AGI

16 luglio 2012
I vostri commenti
Cosimo, martedì 17 luglio 2012 alle8:43 ha scritto: rispondi »

e basta!! Mafiosi e delinquenti in generale cercano di riciclare i loro soldi o di estorcere tangenti da TUTTI i settori economici e non mi pare che si stia criminalizzando l'immagine degli altri settori economici perchè ci sono le infiltrazioni criminali.

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