Uno degli effetti dell’enorme diffusione delle rinnovabili è l’inserimento delle stesse all’interno del circuito economico della globalizzazione. Corollario di questo dato di fatto è che le aziende storicamente leader nel settore si vedano ora accerchiate dalla concorrenza a basso costo proveniente da oriente.

Ad esempio, è crescente il successo delle turbine eoliche Made in China. A essere letteralmente “travolta” da questo successo è stata la danese Vestas, da sempre una dei big mondiali quando si parla di pale eoliche. Eppure poche settimane fa ha dovuto ridurre la stima di ricavi per il 2011. Imbarazzante, in un anno in cui il vento ha soffiato forte sulle pale del settore.

Il motivo? Come detto, la concorrenza quasi “sleale” della Cina. Le conseguenze? Tagli al personale amministrativo per 2300 posti e una minaccia: se gli USA confermeranno i tagli alle sovvenzioni, anche lì la Vestas dovrà ridurre la produzione, licenziando altri 1600 lavoratori.

Le rinnovabili sono un grande business, con grandi ricadute anche nel mondo del lavoro. Una cattiva gestione, però riproporrà anche qui le stesse disparità di prezzi e di condizioni che in questi giorni sono al centro del dibattito politico del nostro Paese. Non crediamo che questo debba essere permesso.

Fonti: La Repubblica.

12 gennaio 2012
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I vostri commenti
Info, venerdì 13 gennaio 2012 alle17:26 ha scritto: rispondi »

cina delenda est se non si ferma commercialmente la cina sarà la catastrofe

Silvano Ghezzo, giovedì 12 gennaio 2012 alle22:47 ha scritto: rispondi »

Non c'è niente da fare, se non mettiamo un freno alla globalizzazione,  alla mondializzazione e all'esplosione demografica, l'Europa può scordarsi per sempre non solo la crescita, ma anche l'attuale relativo benessere acquisito.

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