Entro il 2050 la popolazione mondiale passerà da circa 7 a oltre 9,5 miliardi, un aumento di 2,5 miliardi di persone in soli 35 anni. Se il calo demografico soprattutto dei Paesi più ricchi può ingannare, la verità è che:

ci sarà stazionarietà nei paesi ricchi, un incremento del 30% nei paesi “meno poveri”, nelle aree in via di sviluppo e addirittura un raddoppio nei paesi poverissimi, in gran parte nell’Africa sub-sahariana.

Lo dice Massimo Livi Bacci, docente di Demografia a Firenze, che ha tenuto ieri una lezione su questi temi, a Roma, presso l’Accademia dei Lincei.

Il problema principale è infatti la situazione squilibrata che coinvolge Paesi diversi. Da una parte ci sono Paesi poverissimi nei quali la natalità è elevatissima e continuerà a cresce, dall’altra c’è quella europea e dell’Asia Orientale (Giappone, Corea ed ebbene si, ora anche Cina).

Sono squilibri che creano esternalità negative: dove la densità della popolazione continuerà ad aumentare si sentirà maggiormente il problema dell’approvvigionamento del cibo e delle risorse idriche, laddove già oggi sono gravi i problemi dovuti alla fame e alla siccità, collegati a malnutrizione e insicurezza alimentare.

Queste condizioni comporteranno spostamenti di massa sempre più ingenti, in un contesto internazionale come quello attuale, in cui manca un vero e proprio governo, ma la gestione è affidata alle singole nazioni che affrontano la questione secondo gli interessi nazionali e quindi in maniera frammentata e non risolutiva.

Per poter affrontare la sfida della nutrizione alla quale i prossimi anni ci mettono di fronte, c’è poi il rischio che si ricorra ancor di più alla deforestazione per la conversione dei suoli a colture agricole e che l’estensività delle produzioni comporti inquinamento e consumo di suolo. Tutto ciò con i pericoli che questo crea a livello ambientale, ma anche sociale. Questo è il quadro che si prospetta all’orizzonte. Per affrontare la situazione, prosegue Bacci:

La comunità internazionale e il sistema delle Nazioni Unite, si è impegnata nel sostegno di politiche tendenti a moderare la crescita, ritenuta un ostacolo ad un equilibrato sviluppo.

Il problema però non è solo “rallentare l’incremento demografico”, la situazione globale da affrontare è molto più complessa.

16 dicembre 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 16 dicembre 2014 alle22:51 ha scritto: rispondi »

Ottimo articolo. Finalmente qualcuno si sta svegliando. Meglio tardi che mai.

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