Per riassumere in una sola frase l’incontro organizzato da Eni e andato in scena ieri nella cornice di Casa Corriere, a Expo 2015, è sufficiente citare la frase pronunciata da Jerome Ndam Mungwe in chiusura: entro vent’anni l’ondata migratoria che oggigiorno spinge migliaia di persone dal continente africano ad intraprendere un viaggio verso l’Europa invertirà la propria rotta, portando nuovo ingegno e forza lavoro verso l’Africa. Lì nasceranno nuove possibilità di sviluppo e crescita, talvolta proprio grazie ai progetti messi in campo per far fronte a problematiche o situazioni emergenziali. Si inseriscono alla perfezione in quest’ottica alcune iniziative di Eni.

Progetto Hinda

L’azienda opera in Africa fin dal 1953. Questo ha permesso di instaurare un profondo legame sia con le istituzioni che con le popolazioni locali, da sempre concretizzato nell’approccio definito “dual flag”: la bandiera con il cane a sei zampe sventola a fianco di quella del paese ospitante. Con il progetto Hinda, Eni va ad operare in ambiti come quello della salute, della sicurezza alimentare e dello sviluppo agricolo, senza dimenticare l’educazione, la formazione professionale, l’accesso all’energia e il fondamentale approvvigionamento dell’acqua, un bene di prima necessità, ma purtroppo non sempre disponibile.

Centro medico del progetto integrato Hinda (Congo, M'Boukou)Centro medico del progetto integrato Hinda (Congo, M’Boukou)

L’obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita delle comunità nell’area che circonda il campo onshore di M’Boundi, nel distretto di Hinda, dove vivono circa 25.000 persone. Le iniziative sono atte a ridurre la percentuale di coloro che vivono sotto la soglia di povertà, mediante interventi in settori chiave per lo sviluppo. Un investimento di cui sarà anche Eni stessa a beneficiare in futuro, poiché formare personale locale, che conosce da vicino le dinamiche e le potenzialità del proprio territorio, rappresenta un enorme vantaggio. Fino ad oggi sono stati realizzati tre centri di salute con 17.871 persone vaccinate, costruite nove scuole e installati 21 pozzi.

Sistemi di cottura migliorati

Il miglioramento della qualità della vita passa anche dalle piccole cose, dall’evoluzione dei gesti quotidiani, come la preparazione del cibo. Nelle aree rurali del continente africano il metodo di cottura più utilizzato è quello definito “a tre pietre”, costituito essenzialmente da una pentola poggiata su massi al di sotto dei quali brucia della legna. Un sistema decisamente poco sostenibile, per varie ragioni: innanzitutto è a bassa efficienza termica, libera nell’atmosfera un volume elevato di sostanze inquinanti e spesso costringe donne o bambini ad occuparsi dell’approvvigionamento della legna, impedendo loro di partecipare ad altre attività come il lavoro, la cura della famiglia o lo studio.

La stufa migliorata di Eni, per la cottura dei cibiLa stufa migliorata di Eni, per la cottura dei cibi

Eni ha dato il via negli anni scorsi ad una fase di ricerca, sviluppo e sperimentazione volta alla progettazione delle cosiddette stufe migliorate, ovvero impianti che possano sostituire quelli appena descritti assicurando un’elevata efficienza e bassi consumi. Uno dei fattori chiave tenuti in considerazione durante lo studio è rappresentato dall’esigenza di impiegare tecnologie e materiali presenti in loco, assicurando così la riproducibilità dello strumento e mettendolo a disposizione di tutti coloro che ne necessitano. Indicativamente, il prezzo di ogni sistema si aggira intorno ai 30 dollari, ma alle famiglie che desiderano acquistarlo si pratica una riduzione della spesa fino a 20 dollari. Al momento l’iniziativa ha preso il via in Mozambico, ma nulla impedirà di replicarla in futuro in altre aree del territorio africano.

Per un’azienda che si occupa di energia, essere sostenibili significa gestire al meglio i rischi e gli impatti che derivano dalle proprie attività operative. I progetti messi in campo sono tesi a migliorare le condizioni dei territori interessati e delle popolazioni che ci vivono, portando sviluppo e nuove opportunità laddove necessarie, rispettando al tempo stesso tradizioni, diritti e culture. All’incontro milanese, moderato dalla giornalista Mara Gergolet (Corriere della Sera), hanno partecipato Carlo Vito Russo (Executive Vice President Direzione Central and South Europe Region di Eni), Giampiero Silvestri (Segretario Generale Fondazione AVSI), Fabio Inzoli (Head of Department of Energy, Politecnico di Milano) e Jerome Ndam Mungwe (Catholic University of Cameroon, Bamenda; PhD fellow at Politecnico di Milano; UNESCO Chair in Energy for Sustainable Development).

21 ottobre 2015
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