L’amministratore delegato ENI Paolo Scaroni e il Presidente del Massachusetts Institute of Technology Susan Hockfield si sono confrontati nella giornata di ieri in un faccia a faccia presso la sede del MIT di Cambridge, con l’obiettivo di tracciare un bilancio sui progetti di ricerca inerenti le fonti di energia.

Tra gli altri punti all’ordine del giorno, anche la messa in campo di nuovi piani d’azione finalizzati a contrastare il fenomeno delle fughe di petrolio conseguenti ai malfunzionamenti dei pozzi, come avvenuto nell’aprile scorso in seguito alla tragica esplosione della Deepwater Horizon.

Dal meeting è scaturito un documento in cui vengono stabiliti gli step che porteranno alla produzione di materiali innovativi, da impiegare nelle complesse azioni di contenimento necessarie in situazioni critiche, come quella che da ormai alcuni mesi coinvolge le acque nel Golfo del Messico.

Eni e MIT, va ricordato, non sono alla loro prima collaborazione. La scorsa primavera le due realtà hanno dato vita al Solar Frontiers Center, polo dedicato alla ricerca sulle tecnologie fotovoltaiche. Il loro impegno, nel prossimo futuro, sarà indirizzato come detto poc’anzi ai test su nuove soluzioni capaci di identificare e attrarre a sé gli elementi inquinanti degli idrocarburi, dispersi accidentalmente in acqua a causa del cosiddetto fenomeno di “oil spill”.

19 ottobre 2010
I vostri commenti
Enzo. R, mercoledì 20 ottobre 2010 alle10:55 ha scritto: rispondi »

L'"oil spill" è un problema rilevante ma non unico: troppe petroliere solcani i mari con quantità enormi di petrolio, con un controllo del traffico marittimo che, nostante il progresso tecnologico, è assai carente se paragonato a quello di altre modalità di trasporto. Posssiamo parlare chiaramente di mine vaganti.

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