Eni e CNR rinnovano il loro accordo. Questa mattina a Roma, presso la sede della energy company italiana, Paolo Scaroni, AD di Eni, e Luigi Nicolais, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, hanno siglato una nuova partnership (il precedente accordo risale al 2009) che vedrà collaborazione delle due realtà. Gli obiettivi sono ambiziosi e interessanti sotto il profilo ambientale, in ballo ci sono ricerche applicate sulla bonifica di terreni inquinati con tecnologie sostenibili, la sperimentazione di nuove tecniche estrattive sempre più precise ed affidabili e, non ultime, le rinnovabili di nuova generazione e i sistemi di accumulo.

L’investimento in R&D (Research and Development) rappresenta un punto fondamentale per Eni, nel prossimo quadriennio l’azienda guidata da Scaroni prevede una spesa di 1,1 mld. La Ricerca e Sviluppo sarà fondamentale, a detta dell’amministratore delegato, per continuare a mantenere la propria leadership e competere a livello globale.

Nelle parole di Scaroni:

Dal 2005 al 2013 abbiamo investito più di 2 miliardi di euro in ricerca e la produzione intellettuale cresce, negli ultimi 5 anni abbiamo registrato 500 brevetti che sono il doppio di quello che abbiamo generato nel quinquennio precedente.

Certamente uno degli ambiti principali su cui ha avuto effetto, e ne avrà in futuro, la partnership tra Eni e CNR è l’individuazione di idrocarburi nel sottosuolo, in questo senso l’aver investito in ricerca applicata ha permesso all’energy company di affinare le tecniche di imaging dei giacimenti presale (i giacimenti coperti da una coltre di sale e dunque difficili da individuare) che consentono di avere una visione chiara di cosa è presente nel sottosuolo. Grazie allo sviluppo di questa tecnologia, ha dichiarato Scaroni, Eni è stata una delle compagnie petrolifere che ha avuto più successo nella scoperta di nuovi giacimenti.

Un altro filone sviluppato con il CNR è la bonifica dei terreni inquinati, frutto dei fallimenti della chimica italiana e che Eni ha “ereditato”, in questo senso una sperimentazione degna di nota riguarda la coltivazione di girasoli che riescono a bonificare in modo naturale i terreni su cui vengono piantati.

Il terzo filone importante su cui Eni e CNR stanno collaborando è quello delle rinnovabili, sul tema Paolo Scaroni ha speso parole chiare che bocciano lo stato attuale delle energie pulite, ma nello stesso tempo fanno intravedere un futuro, non troppo remoto, in cui le rinnovabili arriveranno a sostituire gli idrocarburi:

Faccio parte di coloro che pensano che le rinnovabili, per come sono oggi, sono un problema non una soluzione, io penso che quelle rinnovabili che oggi utilizziamo, come il solare e l’eolico, creano dei problemi, per esempio hanno un costo esorbitante che grava in bolletta come componente A3, che in larghissima parte sono sussidi a delle rinnovabili costose ed inefficienti. Tutto questo non vuole affatto dire che sono contro le rinnovabili, ma penso che questo tipo di rinnovabili vadano limitate perché hanno due grossi difetti, il primo è che sono costose, il secondo è che sono intermittenti. Per superare il primo problema abbiamo lanciato un programma di ricerca che ha come obiettivo fondamentale quello di produrre energia fotovoltaica non utilizzando silicio ma polimeri, con l’MIT stiamo progressivamente migliorando il rendimento di questi polimeri. Il secondo tema, altrettanto importante, è quello della conservazione energia, le rinnovabili allo stato attuale sono intermittenti, cioè sono legate al tempo (sole, vento, bel tempo), e finché saranno intermittenti rappresenteranno un problema non una soluzione. Ed è per questo che stiamo lanciando un programma di ricerca nel settore delle batterie efficaci, poco costose, che sono l’unico modo con cui le rinnovabili potranno sostituire gli idrocarburi in un futuro non troppo remoto.

A proposito della tipologia di sistemi di stoccaggio per le rinnovabili Eni è impegnata nella ricerca di soluzioni che possano dare continuità sia ad installazioni che offrano energia casalinga, sia per centrali di ben più grandi dimensioni. La ricerca in questo senso sta andando verso la realizzazione di batterie a flusso, definite da Eni molto promettenti, oppure su quelle basate su metalli come per esempio l’alluminio.

25 febbraio 2014
In questa pagina si parla di:
eni
I vostri commenti
enzo, mercoledì 26 febbraio 2014 alle17:52 ha scritto: rispondi »

Esiste già un sistema di accumulo che elimina le batterie, chi come Eni desidera qualche informazioni a riguardo, mi può inviare una mail al seguente indirizzo: enzocavone12@alice.it

Lascia un commento