Decarbonizzazione, gas, rinnovabili e ricerca scientifica. Queste le parole chiave del discorso tenuto questa mattina al Qurinale dalla presidentessa di Eni Emma Marcegaglia in occasione della premiazione degli Eni Award. Un premio che anche quest’anno ha incoronato le migliori ricerche volte a trovare soluzioni tecnologiche innovative nel campo delle energie rinnovabili, della tutela ambientale e dell’estrazione di idrocarburi.

La ricerca e la valorizzazione dei ricercatori, spesso bistrattati nel nostro paese, sono fondamentali per un colosso dell’energia che investe moltissimo in R&D (research and development), lo ha detto chiaramente anche l’amministratore delegato Claudio Descalzi che ha snocciolato anche qualche dato saliente: ben 1 miliardo e mezzo di euro in ricerca e sviluppo sono stati investiti negli ultimi sei anni e solo nel 2015 sono stati registrati 6.000 brevetti. Un investimento di questo tipo, ha detto Descalzi, è funzionale al mantenimento di una leadership nel settore energetico e nell’oil and gas.

Ma veniamo ai premi più “green” di questa edizione 2016 degli Eni Award. Il Premio Protezione dell’Ambiente è stato assegnato a David Milstein, del Weizmann Institute of Science (Israele), per la ricerca “Reazioni catalitiche innovative, efficienti ed ambientalmente compatibili, alternative agli attuali processi inquinanti”, attraverso la quale ha migliorato l’efficienza energetica di diverse reazioni della chimica e della farmaceutica, riducendo al contempo la formazione di sottoprodotti indesiderati.

Il Premio Debutto nella Ricerca (ex equo con Alessandra Menafoglio del Politecnico di Milano) è andato invece a Federico Bella, giovane ricercatore del Politecnico di Torino, per la Tesi di Dottorato “Polimeri disegnati dalla luce per celle solari di nuova generazione” che ha studiato le celle solari di terza generazione.

Descalzi ha anche anticipato come il premio Eni Award cambierà nel 2017, il focus sarà su macro temi di ricerca come l’accesso all’energia, il cambiamento climatico e la transizione energetica e vi sarà anche spazio per giovani ricercatori africani. Ecco nel dettaglio i nuovi premi 2017 così come descritti da Eni:

Il Premio Transizione Energetica (200.000 €) da assegnare al ricercatore o al gruppo di ricercatori che abbiano conseguito in ambito internazionale significativi risultati nella ricerca e sviluppo di tecnologie nel campo dell’utilizzo innovativo degli idrocarburi e dell’efficienza energetica come ponte verso la decarbonizzazione del sistema energetico.

Il Premio Frontiere dell’Energia (€ 200.000) da assegnare al ricercatore o gruppo di ricercatori che abbiano conseguito in ambito internazionale rilevanti risultati di ricerca e innovazione tecnologica nel campo delle fonti di energia rinnovabile e dello stoccaggio di energia, nell’ottica della decarbonizzazione del sistema energetico e dell’accesso all’energia nei Paesi in via di sviluppo.

Il Premio Soluzioni Ambientali Avanzate (200.000 €) da assegnare al ricercatore o gruppo di ricercatori che abbiano conseguito internazionale significativi risultati nella ricerca e sviluppo di tecnologie nel campo della tutela e del risanamento ambientale.

I due premi Giovane Ricercatore dell’Anno (25.000 € ciascuno), destinati a ricercatori sotto i trent’anni di età che abbiano svolto presso atenei italiani Tesi di Dottorato sulle medesime materie dei tre premi internazionali.

Due premi Debutto nella ricerca: Giovani Talenti dall’Africa ciascuno consistente nella copertura del costo di una borsa di studio per un corso di formazione post-laurea (e.g. dottorato di ricerca) presso prestigiosi atenei e istituti italiani, da assegnare a laureati di nazionalità africana autori di tesi di laurea o di master svolte in università africane sui temi della prevenzione dell’inquinamento delle acque, del suolo e dell’atmosfera, nonché del recupero e riutilizzo di siti industriali; dell’innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili e dello stoccaggio di energia; dell’utilizzo innovativo degli idrocarburi come ponte verso il processo di decarbonizzazione energetica.

20 ottobre 2016
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
renzo, venerdì 21 ottobre 2016 alle18:29 ha scritto: rispondi »

concordo con pescespada. eni non fallirà, ma invece di distribuire targhe e coppette, lavori seriamente alle soluzioni energetiche alternative E NON FOSSILI. è ora di finirla di puzzare inquinando.

pescespada trafitto, giovedì 20 ottobre 2016 alle17:26 ha scritto: rispondi »

Tutta finta! In realtà per Descalzi le cose importanti sono l'avviamento delle attività estrattive Kashagan e la promessa del gas egiziano. (Dixit) "Avremo una grande cassa che viene dalla produzione di Kashagan, se questa sarà crescente nei prossimi 3-4 anni". Ruolo fondamentale, quindi, per il giacimento a nord del mar Caspio, che potrebbe dare una spinta al colosso oil, fornendo fino a 4 anni di "produzione sia di ebit che di cassa", in un periodo definito "di recupero". Speriamo che le sue previsioni siano smentite dalla realtà e che tutti quelli come lui si tolgano dai piedi. Ma speriamo sopratutto che nel frattempo l'Eni ("eni" come lo ha ribattezzato l'illustre Scaroni) non vada fallit.o insieme a tutto il carrozzone delle fossili.

Lascia un commento