L’UE potrebbe venire meno agli impegni sulla riduzione delle emissioni di gas serra assunti alla COP21 di Parigi e riconfermati a Marrakesh nei giorni scorsi. A lanciare l’allarme nelle scorse settimane è stato il quotidiano britannico The Guardian, svelando dei documenti sulla nuova direttiva sul market design elettrico. Nella bozza la priorità di dispacciamento delle energie rinnovabili viene fortemente limitata, a tutto vantaggio delle fonti fossili.

A esprimere preoccupazione sulle conseguenze dell’articolo 11 della bozza di direttiva allo studio della Commissione Europea è stata l’agenzia Euractiv. Le nuove direttive UE andrebbero a restringere la platea di impianti alimentati da fonti rinnovabili che usufruiscono della priorità di dispacciamento.

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Gli Stati membri potrebbero attribuire la priorità soltanto alle tecnologie innovative e ai nuovi impianti aventi una potenza inferiore a 500 kW. La bozza prevede che a partire dal 2026 il limite di potenza per godere del beneficio venga abbassato a 250 kW.

Le nuove norme fortunatamente non saranno retroattive. Gli impianti che hanno già ottenuto la priorità di dispacciamento prima dell’entrata in vigore della direttiva potranno continuare a usufruirne. Ciononostante anche i vecchi impianti perderanno il beneficio in caso di un aumento della potenza o di interventi di rinnovamento che comportino la sigla di un nuovo accordo di connessione.

L’UE intende fissare un ulteriore paletto: ogni Stato membro non potrà più attribuire il beneficio ai nuovi impianti rinnovabili connessi alla rete quando la potenza degli impianti che godono della priorità supererà il 15% della capacità totale installata.

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Dopo la pubblicazione della bozza al vaglio delle autorità UE l’ANEV è insorta, avvertendo che le nuove limitazioni metterebbero in grave difficoltà il settore delle rinnovabili, scoraggiando i nuovi investimenti.

A scagliarsi contro l’UE è stato anche il Climate Action Network, che nel corso dei lavori della COP22 ha consegnato ai rappresentanti della Commissione Europea il poco ambito riconoscimento “Fossile del giorno”.

Secondo gli esperti di QualEnergia qualora la direttiva venisse approvata così com’è non tutto sarebbe perduto. Le nuove norme consentono infatti agli Stati membri un certo margine di autonomia sulla priorità di dispacciamento concessa agli impianti alimentati da energie rinnovabili. Gli Stati potrebbero mantenere in vigore la priorità a patto di dimostrarne la crucialità per la transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili.

In caso di perdita della priorità per gli impianti rinnovabili si preannunciano tempi duri, in particolare per quelli alimentati da biomasse, che potrebbero restare esclusi dal mercato. Le nuove norme privilegiano infatti le grandi centrali termoelettriche, indotte a formulare offerte al ribasso.

Senza la priorità di dispacciamento inoltre verrebbe a mancare la garanzia sulla vendita del 100% dell’energia prodotta necessaria a sbloccare gli investimenti in nuove centrali rinnovabili.

Secondo l’analista di eLeMeNS Andrea Marchisio i Governi per attenuare l’impatto della direttiva dovrebbero garantire un accesso equo delle rinnovabili al mercato dei servizi di rete. Un’altra misura di contenimento dei rischi prevede di sbloccare i contratti di vendita a lungo termine.

Nel frattempo a preoccupare ambientalisti e operatori del settore delle rinnovabili sono anche i target troppo deboli fissati dall’UE in materia di energie pulite. La Commissione ha proposto un piano che mira ad aumentare la fetta di rinnovabili nel mix energetico comunitario al 27% entro il 2030. Purtroppo la nuova strategia non comprende obiettivi vincolanti per i singoli Stati membri e nessuna misura volta a bilanciare gli sforzi tra le varie nazioni.

18 novembre 2016
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