Energie rinnovabili nel futuro di Chernobyl. Il governo ucraino ha deciso di puntare su fotovoltaico e eolico per tentare di garantire un orizzonte più sostenibile per l’area dove il 26 aprile de 1986 si verificò probabilmente il più grave incidente nucleare della storia, paragonabile solo al recente disastro di Fukushima.

Sulla superficie dell’area di sicurezza circostante la centrale di Chernobyl, pari a circa 2.600 chilometri quadrati, nuovi progetti legati alla sostenibilità e allo smaltimento dei residui contaminati. Non soltanto quindi installazioni di impianti fotovoltaici o eolici, ma anche impianti di cogenerazione che si occuperanno di bruciare la legna radioattiva e intere aree destinate a divenire foreste (principalmente di abeti).

Procedono intanto, seppur a rilento, i lavori per la realizzazione del nuovo “sarcofago”, iniziati in occasione del 26esimo anniversario lo scorso 26 aprile. La costruzione della seconda struttura protettiva per quel che resta del gigante nucleare è stata proposta nel 1997, ma si è dovuto attendere fino al 2004 per vedere il progetto finito e fino alla scorsa primavera per avviare i lavori.

Una corsa contro il tempo, considerando che le stime parlano di circa 5 anni come tempistica necessaria per l’ultimazione dei lavori. Nel frattempo l’attuale “sarcofago” si sta rapidamente deteriorando, lasciando sempre più spazio al rischio di una nuova nube radioattiva equivalente a circa 5 tonnellate di polveri contaminate. Riguardo la struttura del reattore 4, quello esploso nel 1986, lo smantellamento è cominciato nei mesi scorsi e richiederà per la realizzazione un periodo compreso tra i 10 e i 50 anni.

7 agosto 2012
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