L’India annuncia di voler ottenere il 40% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Dopo gli impegni presi da Unione Europea, Stati Uniti e Cina, in vista della Conferenza delle Parti che avrà luogo a dicembre a Parigi, per decidere il futuro del nostro Pianeta, anche il gigante indiano annuncia il suo impegno ad aumentare in maniera sensibile il suo ricorso alle fonti pulite.

L’India è attualmente il terzo emettitore mondiale di gas serra, ma se si valuta la sua responsabilità riguardo ai cambiamenti climatici, dai tempi della rivoluzione industriale, si vede che il suo impatto è stato nettamente inferiore rispetto a quello causato dai Paesi sviluppati. Lo afferma anche Prakash Javadekar, ministro dell’Ambiente indiano:

Anche se l’India non è parte del problema, vuole essere parte della soluzione. La nostra emissione cumulativa storica ad oggi risulta inferiore al 3%.

Questa nazione, con una popolazione di 1,2 miliardi di persone che si stima arriveranno a 1,5 miliardi entro il 2030, vuole continuare a puntare sullo sviluppo e in tal senso ha precisato di non accettare ostacoli e non ha specificato, come ha fatto invece la Cina, quando sarebbe previsto il picco delle emissioni.

L’India vuole modificare il proprio approccio nei confronti dell’ambiente appellandosi, come ha fatto il ministo Javadekar annunciando la novità, al rapporto armonico tra uomo e natura che fa parte della storia e della tradizione del Paese.

Già in precedenza il governo indiano aveva annunciato di voler ridurre le proprie emissioni di CO2 del 25% al 2020, ma ora sembra spingersi oltre: quello che si preannuncia con questo nuovo impegno è un taglio di emissioni per ciascuna unità del PIL nazionale pari al 35%. Sembra che l’India punterà soprattutto sull’energia solare, già fortemente promossa dal Primo Ministro Narendra Modi, che ha promesso anche che verranno piantate foreste per contribuire alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Soddisfatte le associazioni ambientaliste e gli attivisti, che giudicano questa una svolta. Germana Canzi, analista presso la UK-based Energy and Climate Intelligence Unit, ha commentato positivamente la decisione dell’India:

Il percorso che l’India ha intrapreso nel suo sviluppo, è estremamente importante per il futuro del clima, tanto più che si prevede che il Paese supererà la Cina e diventerà il Paese più popoloso al mondo entro il 2028 con 1,45 miliardi di persone.

Ci sono però voci discordanti, che ritengono che l’azione intrapresa dall’India poteva anche essere più decisa. Durwood Zaelke, un esperto di cambiamenti climatici e da tempo sostenitore della necessità di eliminare gas come quelli refrigeranti contenenti idrofluorocarburi, pericolosi per lo strato di ozono, ritiene che il Paese avrebbe potuto fare di meglio e con relativamente poca fatica, proprio cercando di eliminare questi gas dagli impianti di refrigerazione.

La speranza degli ambientalisti è che comunque l’esempio diventi contagioso. Anche le Filippine hanno già rivelato in maniera informale, secondo quanto uscito sull’agenzia di stampa Reuters, che intenderebbero porsi l’obiettivo di una riduzione del 70% delle emissioni entro il 2030, ma solo se riuscissero a ricevere assistenza dal punto di vista finanziario.

2 ottobre 2015
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