Le Hawaii puntano a diventare il primo Stato degli USA alimentato al 100% da energie rinnovabili. Non si tratta di un obiettivo campato in aria, bensì di una transizione verso le fonti pulite ben definita sancita da un disegno di legge approvato nei giorni scorsi dal governo: l’House Bill 623.

Le Hawaii mirano a coprire l’intero fabbisogno di elettricità dell’arcipelago grazie alle energie rinnovabili entro il 2045. La decisione è stata presa per ridurre le emissioni di gas serra e risparmiare sulle importazioni di petrolio e delle altre fonti fossili che gravano pesantemente sul bilancio delle isole.

Come ha dimostrato il caso di Tuvalu, gli Stati insulari sono il luogo ideale per sperimentare un modello energetico basato esclusivamente sulle energie rinnovabili, grazie all’esposizione ottimale al sole, al vento e alla presenza di abbondanti risorse idriche e geotermiche.

Inoltre le isole hanno molto da guadagnare dal rendersi autosufficienti perché i costi dell’energia e delle importazioni di fossili sono più alti rispetto al continente. Le Hawaii al momento importano il 93% dell’energia totale consumata. I cittadini pagano l’elettricità importata a caro prezzo. I costi sono superiori di ben il 127% a quelli registrati mediamente negli altri Stati americani.

Le Hawaii al momento producono il 22% dell’elettricità totale consumata grazie all’eolico e al fotovoltaico. Nei prossimi 3 decenni la percentuale dovrà aumentare progressivamente fino a raggiungere il 100% del fabbisogno. Oltre all’eolico e al fotovoltaico, già sfruttati nello Stato, per riuscire in questo intento verranno utilizzate tutte le fonti rinnovabili possibili: idroelettrico, biomasse, geotermia, idrogeno, energia prodotta dalle onde dell’oceano e dal moto delle maree.

Il disegno di legge approvato dalla maggioranza dovrà ora essere firmato dal governatore David Ige che ha tempo fino a giugno per maturare una decisione. Mark Glick, a capo del Dipartimento di Energia dello stato delle Hawaii, spiega che la Clean Energy Initiative, oltre a ridurre la dipendenza dall’importazione di combustibili fossili garantirà benefici ambientali e sanitari, riducendo le emissioni e creando un modello di sviluppo più sostenibile e sicuro.

Anthony Kuh, direttore del Renewable Energy and Island Sustainability Group, precisa che al momento le Hawaii non dispongono di una tecnologia capace di supportare una simile transizione energetica. Nei prossimi anni, per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2045, saranno dunque determinanti gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione. Progressi che sicuramente saranno utili anche agli altri Stati che vorranno seguire l’esempio delle Hawaii.

13 maggio 2015
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