Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi sul potenziale di crescita limitato delle fonti rinnovabili in Italia hanno fatto discutere. Il leader del Pd ha dichiarato che nel nostro Paese soltanto l’eolico e il geotermico hanno buone prospettive di sviluppo. Allo stesso tempo Renzi ha però promesso di soddisfare la metà dei consumi elettrici italiani con fonti pulite entro il 2018.

Il portale specializzato QualEnergia ha realizzato un approfondimento sul potenziale delle rinnovabili in Italia, chiedendo agli esperti di ogni settore se le affermazioni di Renzi riflettono gli scenari reali. Dagli interventi emerge che senza un quadro normativo stabile e iter burocratici più semplici e rapidi difficilmente le energie rinnovabili potranno sviluppare il loro pieno potenziale.

Per quanto riguarda il fotovoltaico il presidente di Italia Solare Paolo Rocco Viscontini sostiene che in Italia potrebbero essere installati almeno 500-600 MW all’anno. Una quota che permetterebbe di soddisfare il 10% del fabbisogno elettrico nazionale entro il 2020. Per l’esperto senza ulteriori norme penalizzanti e decreti “punitivi” come lo Spalmaincentivi, gli oneri sull’autoconsumo o la più recente riforma delle tariffe elettriche il fotovoltaico italiano potrebbe tornare a crescere a ritmi più rapidi.

Il Governo per agevolare l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici dovrebbe garantire un accesso più facile al credito. Visconti ricorda che l’Italia è la nazione con la fetta più alta di fotovoltaico nel mix energetico. I 19 GW installati coprono il 7,8% dei consumi per una produzione annuale di 24,6 TWh. Nel nostro Paese solo il 5% delle abitazioni e l’8% dei capannoni sono dotati di un impianto fotovoltaico. Le prospettive di crescita sono dunque tutt’altro che limitate.

Sul fronte delle bioenergie, che oggi soddisfano il 5,8% dei consumi di elettricità, le migliori prospettive di crescita sono nel settore dei trasporti. Se il Governo introducesse meccanismi di incentivazione meno penalizzanti la produzione di biometano potrebbe attestarsi sui 5 miliardi di metri cubi all’anno permettendo all’Italia di centrare i target UE sui biocarburanti, fissati al 10% entro il 2020. Secondo Pietro Mattirolo di Agroenergia le biomasse potrebbero inoltre stabilizzare la rete tamponando l’intermittenza delle altre fonti rinnovabili.

A esporre le prospettive di sviluppo dell’eolico è Simone Togni dell’ANEV. Secondo l’esperto la potenza installata negli impianti onshore potrebbe passare realisticamente dagli attuali 9 GW a 16 GW. Il revamping, a differenza di quanto sostiene il Governo, per Togni non sarà così determinante. Tutt’altro: le regole complesse e gli incentivi bassi rischiano di far perdere ben 4 GW di potenza installata ostacolando l’ammodernamento del parco eolico italiano.

Anche la crescita del geotermico è stata sopravvalutata da Renzi. Lo lascia intendere Massimo Montemaggi di Enel Green Power. Attualmente il geotermico soddisfa l’1,8% dei consumi nazionali con una potenza installata di 761 MW. Secondo l’esperto a causa delle difficoltà tecniche legate allo sfruttamento delle risorse geotermiche e dei costi elevati della tecnologia il contributo al fabbisogno elettrico nazionale difficilmente potrà raddoppiare.

Le prospettive di crescita del mini-idroelettrico sono invece più rosee. Secondo Francesco Ghisoli, membro del CPEM, la nuova potenza installata potrebbe attestarsi sui 150 MW annui, a patto di velocizzare l’iter per le autorizzazioni e concedere più incentivi a questa fonte.

12 aprile 2016
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento