Il settore dell’industria alimentare produce una quantità enorme di sprechi: tonnellate e tonnellate di frutta e verdura non perfetta non possono arrivare al mercato perché non rispettano i requisiti minimi per la vendita. Spesso tutto questo materiale organico va a finire in discarica e produce pure grandi quantità di metano (gas fortemente climalterante), durante le fasi di decomposizione. Se riuscissimo però ad utilizzarlo per produrre energia?

È ciò che hanno provato a fare un gruppo di scienziati della South Dakota School of Mines & Technology (SD Mines) con i pomodori difettosi. Presso il campus dell’istituto hanno realizzato una speciale cella a combustibile biologico ottimizzato, che ha permesso di utilizzare gli elettroni che vengono rilasciati durante l’ossidazione dei pomodori da parte dei batteri, contenuti in uno speciale gel di cui le celle usate erano dotate.

Il licopene, idrocarburo appartenente al gruppo dei carotenoidi dalle forti proprietà antiossidanti contenuto principalmente nei pomodori, è stato scoperto essere un ottimo mediatore perché favorisce la generazione di cariche elettriche dai frutti danneggiati.

Nei primi esperimenti da 10 mg di prodotto i ricercatori sono riusciti ad ottenere 0,3 watt di potenza. Non un risultato eccezionale, ma i ricercatori sostengono che sia possibile scalare questa quantità, di diversi ordini di grandezza. Venkataramana Gadhamshetty, dottorando presso la SD Mines, spiega:

Si producono un sacco di rifiuti di pomodoro che contengono in sé un sacco di energia chimica. Abbiamo voluto vedere se potevamo usare questo tipo di rifiuti come fonte di elettroni.

Negli Stati Uniti sono 396 mila ogni anno le tonnellate di pomodori che vengono scartati e non esiste ancora un processo di trattamento che riesca a recuperarli in qualche modo. Solo con quelli che vanno in discarica in Florida, secondo gli scienziati, con questo innovativo processo, si potrebbe alimentare tutta Disney World per almeno 3 mesi.

Oltre a concretizzare il concetto di economia circolare e a sottrarre tonnellate di metano che verrebbero altrimenti rilasciate in atmosfera, utilizzare questi scarti permette di ridurre al quantità di rifiuti non trattati e di tutelare le acque da una possibile contaminazione causa scarico delle biomasse in luoghi non idonei.

I risultati della ricerca sono stati esposti mercoledì 16 marzo al 251 esimo Meeting dell’American Chemical Society e da allora lo studio è rimbalzato su molti giornali internazionali scientifici e non. Gadhamshetty sostiene che:

Questo dimostra che stiamo lavorando su soluzioni innovative per affrontare alcune delle sfide ambientali urgenti di fronte alla società moderna.

18 marzo 2016
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