Manca poco, in Italia, al raggiungimento della grid parity del fotovoltaico, ovvero all’equivalenza sostanziale tra il costo di un kilowatt di energia prodotto dal sole e quello di un kilowatt ottenuto da fonti tradizionali. Lo sostiene la European photovoltaic industry association (Epia), che nell’ambito dell’Italian pv summit ha presentato uno studio sulla grid parity nel nostro Paese.

Secondo la ricerca, già nel 2013 gli impianti fotovoltaici di una certa taglia (almeno 100 kilowatt di picco, kWp) potrebbero essere convenienti anche senza incentivi, mentre per gli impianti di taglia familiare (3 kWp) sarà necessario attendere altri due anni. Il raggiungimento della grid parity sarà possibile, da una parte, grazie alla riduzione dei costi della tecnologia e, dall’altra, per l’aumento degli impianti installati.

Anche per le grandi centrali fotovoltaiche, il “pareggio” dei costi sarebbe, secondo l’Epia, relativamente prossimo. Già nel 2014, infatti, i parchi solari con una potenza superiore a 2 megawatt saranno convenienti anche senza incentivi, mentre ci vorrà un anno in più per quelli un po’ più piccoli, con potenza maggiore di 500 kilowatt.

Lo studio dell’Epia, infine, valuta anche la capacità della nostra rete elettrica di accogliere l’aumento della quota di elettricità solare immessa nel sistema. Secondo l’associazione, la rete sarebbe in grado di assorbire circa 37 gigawatt all’anno entro il 2020, a fronte dei 38-39 all’anno che, secondo le stime, potrebbero essere prodotti nei prossimi 9 anni. Nonostante questo, la stessa associazione riconosce che esiste un conflitto tra le diverse fonti energetiche per l’allacciamento alla rete, e per questo suggerisce un intervento normativo che ne consenta il definitivo adeguamento.

9 maggio 2011
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