Sfruttare i diamanti per ottenere energia solare. Questa la base della tecnologia, sviluppata dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) nell’ambito del progetto Ephestus, che promette di fornire in futuro nuove possibilità per le fonti rinnovabili fotovoltaiche a costi comunque contenuti.

Questo grazie alla possibilità di utilizzare, come riferiscono i tecnici dell’Istituto di Metodologie Inorganiche e dei Plasmi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IMIP-CNR), diamanti artificiali realizzati all’interno dei laboratori italiani. Un sistema che garantisce già allo stadio attuale il 6% di efficienza di conversione, con la possibilità secondo i ricercatori di giungere entro tre anni al 15%.

La struttura è composta da una sottile pellicola semitrasparente ricavata dai diamanti artificiali, a sua volta adagiata sopra una superficie in composti ceramici in grado di assorbire l’energia solare. Uno specchio agisce da concentratore facendo sì che si arrivino a toccare anche 1.000 gradi di temperatura. Viene così sfruttata la capacità dei diamanti di produrre elettroni quando esposti a elevate intensità di calore, collegando il modulo di conversione e raccogliendo gli elettroni emessi grazie a un collettore metallico.

Una scelta quella dei diamanti artificiali dettata non soltanto dai costi, ma anche dalla possibilità di ottenere esemplari già ottimali per la produzione energetica. Come spiega il Dr. Daniele Maria Trucchi dell’IMIP-CNR, coordinatore del progetto CNR Ephestus e del progetto UE Prometheus, il metodo utilizzato è il CVD (Chemical Vapor Deposition):

In laboratorio possiamo realizzare diamanti con la struttura adatta alle nostre esigenze e a costi contenuti (un euro per centimetro quadrato, costi che si abbasserebbero se il prodotto fosse fabbricato a livello industriale).

Introduciamo idrogeno e metano in un apparato lo attiviamo con plasma a microonde che rompe i legami fra le molecole e il carbonio contenuto nel metano fa da seme per la formazione dei diamanti, l’idrogeno invece evita che si formi la grafite anche se un po’ di questo materiale si deposita lo stesso intorno alla gemma artificiale.

11 settembre 2013
I vostri commenti
Antonello R., giovedì 12 settembre 2013 alle12:15 ha scritto: rispondi »

Complimenti a tutto lo staff di questo progetto .. che da lustro alla ricerca italiana e che la porta sempre di più ad alti livelli.

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