Regno Unito smetterà di utilizzare il carbone entro il 2025. Questo è l’obiettivo fissato da Amber Rudd, ministro inglese per l’Energia e il Clima, che sottolinea come resti primario per il governo britannico rispettare un piano d’azione volto a garantire al Paese “decarbonizzazione e sicurezza energetica”.

L’uscita del Regno Unito dal carbone dovrà avvenire, come ha spiegato il ministro per l’Energia e il Clima, entro un periodo compreso tra il 2023 e il 2025. Una decisione che guarda verso la creazione di nuove infrastrutture energetiche, come ha affermato Rudd:

Non può essere accettabile, per un’economia avanzata come quella del Regno Unito, affidarsi a centrali a carbone inquinanti, ad alta emissione di gas serra e vecchie di 50 anni. Voglio essere chiara: non è questo il futuro. Dobbiamo costruire una nuova infrastruttura energetica, adatta al 21esimo secolo.

Un annuncio accolto con favore dalle associazioni ambientaliste, giunto proprio nel giorno in cui anche ENEL ha presentato un nuovo piano industriale maggiormente orientato verso le rinnovabili. L’azienda italiana incrementerà i propri investimenti nelle rinnovabili fino al 53%, mentre al contempo ridurrà quelli sulle fonti energetiche tradizionali dal 17 al 9%.

Notizie che dovrebbero rappresentare uno stimolo per il Governo Renzi affinché acceleri la decarbonizzazione in Italia. Come ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia:

I Paesi con più capacità di visione del futuro industriale, così come le aziende più innovative, oggi fanno scelte molto chiare: escono dal carbone e puntano su tecnologie di generazione più pulite. Che a farlo oggi sia il Regno Unito, dove il carbone segnò l’inizio dell’età industriale, è ancor più significativo.

Lo scorso giugno, parlando di politiche sul clima, Renzi definì il carbone come “il nostro nemico”. Ebbene, il parco a carbone in Italia è la metà di quello del Regno Unito, dove questa fonte soddisfa il 30 per cento circa della produzione elettrica, mentre nel nostro Paese arriva appena al 13 per cento. Cosa aspetta l’Italia a fare sul serio e a sbarazzarsi di un residuo industriale divenuto imbarazzante per molti altri governi?

Un invito al governo italiano rivolto anche dal WWF, che in una nota ha ribadito:

Italia non ha alcun bisogno dell’energia prodotta con il carbone, avendo una sovrabbondanza di offerta per la produzione di energia elettrica (circa 121,8 GW) a fronte di un massimo picco di domanda di meno della metà (59,126 GW, picco raggiunto quest’anno nel luglio della grande ondata di calore). La chiusura degli impianti a carbone potrà accelerare la penetrazione delle energie rinnovabili.

19 novembre 2015
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