Energia pulita: la Cina batte gli USA

L’energia pulita da fonti rinnovabili non è solo un fatto di consapevolezza ambientale, ma anche una modalità utile al mercato per investire in nuovi lavori. Da questo punto di vista, i sempre avanzati USA vengono battuti dall’altra superpotenza mondiale: la Cina.

Secondo una ricerca di Pew Charitable Trusts, nel 2011 gli USA hanno investito 48,1 milioni di dollari, tra fondi pubblici e privati, nel settore dell’energia pulita, aumentando così i loro investimenti del 42% rispetto all’anno precedente. La Cina ne ha dedicati 45,5 miliardi, ma vince questa singolare sfida tagliando il traguardo dei 133 gigawatt prodotti nell’anno solare, contro i “soli” 93 realizzati dagli Stati Uniti.

Ma per quale motivo gli Stati Uniti, pur spendendo di più in energia rinnovabile, ne producono quantità inferiori? A spiegare questa situazione apparentemente anomala è Phyllis Cuttino, direttrice del programma per l’energia verde di Pew Charitable Trust, che da anni monitora l’impegno energetico delle nazioni inserite nella lista del G20. Gli USA perdono la prima posizione perché, nonostante investano molto denaro nel raggiungimento di tecnologie innovative per la produzione di energia, sembrano dimenticarsi delle opportunità di medio e basso livello, come la produzione di impianti, l’apertura di cantieri, il sostegno della manovalanza. In altre parole, si spende molto in progettazione ma poco in realizzazione:

«Temiamo che il nostro ruolo [quello degli Stati Uniti, ndr] nell’economia globale sia quello di progettare strumenti nei laboratori, che facciamo produrre oltreoceano per poi farceli rispedire. Dovremmo davvero capitalizzare altri aspetti dell’economia dell’energia pulita.»

Il rischio di una simile politica non è solamente la perdita del podio nella corsa alle rinnovabili, ma anche la progressiva diminuzione della capacità di attrarre investitori privati. La Cina ha reso ben evidente come l’energia rinnovabile sia un fattore irrinunciabile per il suo sviluppo, tanto che entro il 2020 verranno ottenuti 150 gigawatt dall’eolico e 50 gigawatt dal solare, in grado di alimentare oltre 150 milioni di abitazioni. Questo proposito ha destato la curiosità delle grandi multinazionali, che hanno deciso di mobilitare il proprio denaro per accaparrarsi una fetta dell’imminente rivoluzione verde del continente rosso. Lo stesso non accade sul territorio a stelle e strisce, dove l’energia pulita rimane comunque in secondo piano rispetto ad altre fonti, quali ad esempio il nucleare, che amministrazioni e governo continuano a foraggiare. Vi è poi, sempre secondo la Cuttino, un fattore finanziario che potrebbe rallentare ulteriormente lo sviluppo green degli USA: il termine delle agevolazioni fiscali. Molti dei progetti privati per il rinnovabile hanno avuto luogo negli ultimi 5 anni grazie a una tassazione ridotta voluta dal governo, con versamenti a credito rateizzabili per 20 anni. Nel 2004, l’ultima volta in cui simili agevolazioni hanno concluso il loro ciclo di vita, la produzione di energia verde – in questo caso dal vento – si è ridotta da 1670 megawatt a 397. Si attende lo stesso alla fine del 2012, quando il piano quinquennale di rateizzazione giungerà a termine.

15 aprile 2012
I vostri commenti
Enzo R., lunedì 16 aprile 2012 alle20:06 ha scritto: rispondi »

Immagino che gli investimenti della Cina siano stati 45,5 milioni e non 45,5 miliardi. Al di là di questo, se non si parla di "gigawattora" prodotti (energia), anziché di "gigawatt" (potenza installata), è difficile fare valutazioni e confronti. Si tratta non di una leziosità tecnica ma un di una notazione concreta, poiché alla gente interessa l'energia di cui può disporre e non della potenza installata. L'energia ricavata da fonti rinnovabili dipende strettamente dalle le condizioni ambientali: a parità di potenza installata, l'energia prodotta varia sensibilmente in ragione della disponibilità della fonte (vento, sole, etc) nell'arco di tempo considerato; tale disponibilità media, inoltre, varia da luogo a luogo.

Lascia un commento