Energia pulita dalla fusione nucleare: più vicina grazie al MIT

Importanti scoperte al Massachussets Institute of Technology (MIT) potrebbero portare la ricerca un passo più vicino all’utilizzo della ormai mitica fusione nucleare per ricavare energia pulita. Recenti esperimenti svolti sul reattore Alcator C-Mod, il più grande costruito in un’università, hanno infatti permesso di mettere a punto un nuovo sistema per tenere il plasma ad altissime temperature, in modo da poter ricavare un maggiore quantitativo di energia.

La fusione nucleare è il fenomeno per il quale due atomi di elementi aventi massa atomica relativamente piccola si uniscono per dare origine ad un atomo di un elemento diverso. L’atomo risultante nella fusione risulta avere massa più piccola della somma dei due atomi originari; la differenza, secondo la famosa equazione di Einstein (energia uguale massa per il quadrato della velocità della luce) viene rilasciata sotto forma di energia. Per favorire la fusione tra due atomi però è necessario fornire un alto quantitativo di energia e portare i nuclei ad altissime temperature.

Finora tuttavia l’energia ricavata da questo processo non è mai riuscita a superare quella fornita, benché le prospettive siano molto promettenti sia in termini di energia prodotta, sia per il fatto che tale energia sarebbe ricavata a zero emissioni e bassissimo livello di scarti radioattivi.

Il problema principale riscontrato dai ricercatori di tutto il mondo, tra i quali quelli del progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), che entro il 2018 porteranno a termine il primo reattore capace di generare energia dalla fusione, è quello di fornire propulsione al plasma (un gas caricato elettricamente) affinché questo possa continuare a girare nel reattore a forma di ciambella senza disperdere il proprio calore di milioni di gradi. L’invenzione dei ricercatori del MIT è stata allora quella di utilizzare delle onde a radiofrequenza per far muovere il plasma e allo stesso tempo eliminare turbolenze interne che possono portare ad un funzionamento non ottimale del reattore.

La scoperta, i cui effetti ancora non sono stati spiegati scientificamente, non poteva giungere in un momento migliore: proprio ora infatti si sta cominciando a costruire il reattore ITER in Francia, che prevederà tempi di costruzione di 10 anni. L’energia nucleare probabilmente ci riserva ancora delle sorprese, senza dover necessariamente inquinare l’ambiente.

19 dicembre 2008
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I vostri commenti
Roberto, sabato 20 dicembre 2008 alle21:23 ha scritto: rispondi »

sarebbe veramente bello di generare energia pulita la ricerca si deve spingere in questa direzine

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