L’Italia, nonostante i tagli del Quarto Conto Energia ed in barba alla crisi imperante, continua a dare contributi incentivanti importanti a chi decida di investire nel campo della fonti energetiche rinnovabili. Un articolo del Corriere svela però come a dispetto di ciò il numero di brevetti in materia energetica registrati nel nostro Paese risulta ridicolmente basso.

Per dire, se la Corea del Sud nel 2010 ha presentato 1170 nuovi brevetti (piazzandosi al secondo posto in questa speciale classifica), dalle nostre parti ci siamo fermati a 95. La Germania, per fare un altro esempio, ci ha semplicemente “triplicati”.

Si dirà: nel nostro Paese la ricerca va male. In realtà, a ben vedere il lavoro teorico svolto nelle nostre università risulta di buon livello o per lo meno non inferiore alle attese. Soprattutto in campi come quello del fotovoltaico, della geotermia o dello stoccaggio dell’energia i nostri ricercatori non fanno mancare il loro apporto, pubblicando numerosi articoli nelle riviste internazionali di settore.

A saltare sono, allora, i contatti Università-aziende. In pratica, le nostre imprese non investono – o investono pochissimo – su ricerca e sviluppo, facendo così che l’eccellenza italiana resti soltanto “teorica”.

La mancanza di investimenti a fatto sì che a tenere su la “baracca” della ricerca sia stato – fino ad ora – lo Stato. Situazione che rischia di diventare insostenibile.

31 agosto 2011
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