Nel mese di settembre, negli Stati Uniti, sono stati installati 433 MW di nuova capacità elettrica e sono tutti da fonti rinnovabili. Niente gas, niente carbone, niente nucleare: solo eolico e fotovoltaico. I dati sono quelli della FERC, la Federal Energy Regulatory Commission, agenzia indipendente che regola la trasmissione dell’energia elettrica, di gas e petrolio tra i vari Stati americani e ha anche il compito di valutare i progetti di gasdotti, rigassificatori, dighe per l’idroelettrico.

Come si legge nella tabella della FERC a settembre 2012 sul territorio americano sono entrati in funzione 5 nuovi parchi eolici per 300 MW totali e 18 parchi fotovoltaici per 133 MW. Nessuna installazione per le altre fonti, né fossili né rinnovabili.

Nello stesso mese, però, sono state attivate nuove infrastrutture per il gas naturale: 12 miglia di gasdotti ed è stato certificato, ma non è ancora entrato in funzione, uno stoccaggio da 24 miliardi di piedi cubi. Segno che il boom dello shale gas americano è tutt’altro che concluso.

Infatti, nel periodo gennaio-settembre 2012, è proprio il gas la fonte che vince soprattutto nel settore elettrico. Con 4.587 MW di nuove centrali a gas entrate in funzione, il metano supera anche l’ottima performance dell’eolico, che si ferma a 4.055 MW, e il discreto risultato del fotovoltaico con 936 MW.

Sempre dall’inizio dell’anno, poi, il gruppo delle fonti tradizionali (carbone, gas, nucleare, petrolio) ha totalizzato 7.001 MW di nuova capacità mentre le rinnovabili (idroelettrico, eolico, biomasse, geotermico, fotovoltaico e calore dalla combustione dei rifiuti) si sono fermate a 5.466 MW. Numeri intesi sia per potenza elettrica che termica, cumulate.

Cosa manca realmente agli Stati Uniti, quindi? Se li paragoniamo all’Europa, e in particolare a Germania e Italia, la risposta è semplice: il boom del fotovoltaico.

25 ottobre 2012
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