Si può produrre energia elettrica dalle lacrime e da altre secrezioni del corpo, come ad esempio la saliva. Gli scienziati irlandesi dell’Università di Limerick hanno messo a punto una nuova tecnica davvero curiosa e allo stesso tempo interessante.

Tutto è possibile grazie ad una proteina che si chiama lisozima. Quando viene posta sotto pressione, riesce a generare elettricità. I ricercatori ipotizzano che, se potessimo raccogliere tutta questa energia in maniera efficace, potremmo ricavare una nuova fonte energetica da sfruttare in moltissime applicazioni.

=> Scopri la cella solare che produce energia dalla pioggia

La lisozima è presente nelle lacrime, nella saliva, nel latte, nel muco e nei bianchi d’uovo. Si tratta di un enzima che aiuta a rompere le pareti delle cellule batteriche. Nella sua forma cristallizzata può essere manipolata per produrre energia elettrica. Gli studiosi hanno applicato una pressione a dei cristalli di lisozima spremuti tra due vetrini e hanno constatato la creazione di una forma di energia chiamata piezoelettricità. Si tratta di una forma in cui una carica elettrica si accumula in risposta all’applicazione di uno stress meccanico.

Gli esperti sostengono che da questo materiale biologico potrebbe essere ricavata energia elettrica da usare soprattutto per gli impianti medici. Sono convinti che l’efficienza dei cristalli di lisozima nel produrre energia sia paragonabile allo stesso processo che si ricava dai cristalli di quarzo, utilizzati a questo scopo fin dal XIX secolo, per alimentare dispositivi elettronici vari e negli ultimi anni anche gli smartphone.

=> Energia pulita dalla CO2, scopri l’invenzione del CNR

Il quarzo naturalmente non è un materiale biologico, per cui la sfida di trovare un equivalente compatibile con l’organismo umano sarebbe importante per i nuovi dispositivi impiantabili a livello medico.

Se la ricerca futura sarà in grado di approfondire questa scoperta la squadra irlandese anticipa una vera e propria rivoluzione. Per esempio si potrebbero sviluppare degli impianti adatti a rilasciare farmaci nel corpo, controllati e allo stesso tempo alimentati da sensori capaci di rilevare il lisozima sotto la pelle. Il lisozima potrebbe essere applicato come un rivestimento biodegradabile, piezoelettrico e antimicrobico. Non è la prima volta che questo enzima ha contribuito a determinare scoperte scientifiche rilevanti. La proteina è stata studiata anche da Alexander Fleming, come possibile antibiotico, prima che il celebre scienziato scoprisse la penicillina.

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Applied Physics Letters, è il primo a dimostrare la prova della piezoelettricità ricavata dai cristalli di lisozima, la cui struttura ad alta precisione è stata conosciuta fin dal 1965.

5 ottobre 2017
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento