La Francia punta sul mare: come già annunciato, l’Électricité de France, EDF, ha inaugurato la prima delle quattro idro turbine a Paimpol-Bréhat, al largo della costa della Bretagna. Con un diametro di 16 metri, la turbina fornirà 1 MW di energia elettrica prodotta dalle correnti marine.

La turbina, creata dall’azienda irlandese OpenHydro, è stata costruita per essere posizionata a livello del fondale marino, 35 metri sotto la superficie dell’acqua: una volta testato il suo funzionamento nei prossimi mesi, altre 3 turbine saranno aggiunte all’impianto di Paimpol. L’impianto, che ha un costo complessivo di 40 milioni di euro, dovrebbe coprire il fabbisogno energetico di circa 6 mila famiglie.

EDF precisa che il lavoro di installazione delle turbine rispetta tutte le norme e le procedure necessarie per la tutela del fondale marino. Si legge sul sito dell’azienda francese:

Le componenti di questo progetto monumentale saranno installate in modo da preservare l’equilibrio degli ecosistemi subacquei. Già nell’ottobre del 2011, la prima turbina test, la Arcouest, è stata installata con successo al largo della costa di Paimpol senza provocare forature o problemi di sorta.

Parigi, in forte ritardo su eolico e solare, sta puntando, oltre che sul nucleare, anche su fonti innovative come l’energia dal moto ondoso: la Francia vanta il 20% dei flussi marini più consistenti di tutta l’Europa.

Il progetto di EDF, infatti, fa parte di un piano più ampio da 200 milioni di euro, lanciato da Parigi nei mesi scorsi: in previsione c’è la costruzione di altre quattro centrali elettriche di marea, tutte finanziate con fondi europei, tra cui quella di Raz Blanchard, canale noto per avere la corrente più potente d’Europa.

17 dicembre 2013
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Luigi Antonio Pezone , sabato 21 dicembre 2013 alle18:13 ha scritto: rispondi »

Tutte bellissime idee e altissime opere di ingegneria. Rispetto alle grandi ciminiere sembra di essere già nel futuro. Però dimentichiamo che nel frattempo l’acidificazione oceanica è avanzata quasi del 35%, i ghiacciai si stanno sciogliendo, mentre la desertificazione riguarda quasi il 50% delle terre emerse, Il continente più colpito è l’Africa dove oltre i due terzi delle terre coltivate sono a rischio, ma esistono larghe aree degradate anche in Asia, Oceanica e America meridionale, e in misura minore in Europa e America settentrionale. L’acidificazione oceanica teoricamente avanza con leggi logaritmiche in base 10, ma i modelli matematici sono stati superati dalle verifiche sul campo. Mentre la desertificazione non si sa con quali leggi si espanda, ma non è da meno. Tuttavia, ci sono delle invenzioni italiane (precisamente sono sette) che messe insieme realizzerebbero la protezione globale dell’ambiente depurando le acque urbane, i fumi delle ciminiere urbane e industriali. Utilizzerebbero il calore e il CO2 sprecato dalle centrali termoelettriche,dagli inceneritori e dagli impianti industriali, per produrre energia biologica, compost per l’agricoltura e acque alcaline da inviare ai mari. Addirittura, con una gestione diversa possono desalinizzare le acque del mare per irrigare i terreni aridi. Ma di queste invenzioni nessuno ne parla perché evidenzierebbero le ragioni per le quali stiamo andando verso il riscaldamento globale del Pianeta. Cerchiamo soluzioni di alta ingegneria che non potranno mai restituire i carbonati ai mari e i Sali minerali alla terra per non ammettere che riprogettando di nuovo le centrali termoelettriche e i depuratori come andavano progettati dalle origini potremmo finalmente arrivare alla depurazione globale e all’energia protettiva dell’ambiente. Ben vengano anche le turbine marine. Ma prima iniziamo a depurare l’ambiente come si deve e prima risolviamo i problemi del riscaldamento globale. Le attuali centrali termoelettriche si sono fermate a rendimenti bassissimi perché non hanno recuperato il calore per produrre nello stesso posto anche energia biologica. Hanno scelto una soluzione molto più complicata. Volevano utilizzarlo per riscaldare le città, ma i costi e le dispersioni ne hanno decretato il logico fallimento. I depuratori attuali non proteggono l'ambiente. Anzi contribuiscono al degrado ambientale perché anche loro emettono nell'ambiente CO2 e idrogeno solforato. Non sono in grado di alcalinizzare le poche acque che trattano. Mentre nelle centrali termoelettriche circolano quantità di acque venti volte superiori e non sono utilizzate per inviare carbonati ai mari sfruttando lo stesso CO2 prodotto dalle centrali (per neutralizzare tutto il CO2 dovranno circolare portate molto superiori, ma con gli stessi impianti potremmo addirittura dissalare le acque del mare per fertilizzare terreni aridi). In fin dei conti dobbiamo soltanto creare l'ambiente adatto, dove s’incontrano fumi acqua e materiale calcareo, affinché lo scambio ionico possa avvenire. Prima di fare questo dobbiamo raffreddare i fumi nelle ciminiere che diventeranno anche scambiatori di calore e le acque nei digestori che produrranno energia biologica e compost per l'agricoltura; il calore residuo delle acque all'uscita dei digestori sarà utilizzato per riscaldare o climatizzare le serre di produzione delle biomasse energetiche che affiancheranno i digestori. L'energia fossile aiuterà la produzione di quella biologica e nessuna delle due emetterà CO2 e SOx nell'atmosfera, perché anche nelle città le ciminiere saranno modificate per riportare i fumi nelle serre calcaree urbane, recuperando il calore contenuto nei fumi per alimentare le caldaie domestiche con acqua preriscaldata. Nelle fogne circolerà soltanto acqua piovana e depurata dagli stessi moduli depurativi che depureranno i fumi. I fanghi prodotti da questi moduli si accumuleranno in una rete sommersa anaerobica che alimenterà direttamente i digestori che produrranno biogas di alta qualità nell'impianto principale (privo di CO2). Non potranno produrre idrogeno solforato nell'atmosfera, essendo sotto il battente idraulico dei moduli depurativi, la cui zona superficiale è aerata dallo stesso processo che depura i fumi ossidando le acque inquinate. Nessuna multinazionale al mondo ha messo insieme sette brevetti per realizzare un solo impianto che depura l’ambiente e produce energia pulita fossile e biologica. Le multinazionali propongono soluzioni isalate di alta tecnologia. Per quale ragione? Non sono ancora arrivate a depurare insieme aria e acqua nelle città, recuperando il calore contenuto nei fumi; a prevenire la formazione dell’idrogeno solforato nelle fogne che distrugge il potere energetico dei fanghi e triplica i costi delle depurazioni, ma sono arrivate produrre alberi artificiali, pale eoliche, pannelli solari e adesso anche turbine marine. Mentre si continuano a costruire centrali termoelettriche a carbone da migliaia di MWh (in Cina le costruiscono da 6000 Mwh) pensando di cavarsela con delle comuni ciminiere. l'Europa, incoraggia il solare, l’eolico e anche le turbine marine. Benissimo. Nessuna di queste produzioni, per quanto pulite, potranno riportare i sali alla terra. Ma almeno i carbonati ai mari li vogliamo portare? Dove sono gli scienziati e i climatologi che asseriscono che le correnti marine hanno rallentato la loro corsa per colpa dell’acidificazione delle acque? come pensano che le pale eoliche i pannelli solari e le turbine possano fare il lavoro che la natura ha affidato al CO2 e alle rocce calcaree. Perché non dicono anche loro che CO2 che abbiamo emesso nell’atmosfera e che continuiamo a emettere, non dovevamo e non dobbiamo farlo uscire dagli impianti se prima non si trasforma in carbonato. Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto, magari frantumata. Ma è questo quello che dovremmo fare come priorità. Non assecondare soltanto le invenzioni delle multinazionali, trascurando le priorità. Gli scienziati e i climatologi dovrebbero smentire il loro allarmismo sui tifoni e le alluvioni, o per lo meno dire che non è vero che dipendono dalle acidificazioni. continuando a tacere sulla depurazione globale e l’energia protettiva dell’ambiente inventate dal sottoscritto confermano che con le invenzioni delle multinazionali, per via molto indiretta si potrà salvare il pianeta. Luigi Antonio Pezone

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