Energia dal mare: a Roma il punto sul progetto MARINET

Ricavare energia dalle onde del mare: un obiettivo tanto ambizioso quanto costoso e complesso da raggiungere. Per facilitare la ricerca sull’energia dal moto ondoso, tre anni fa è nato MARINET, il “Marine Renewables Infrastructure Network” dell’Unione Europea, una rete che mette insieme strutture, metodologie e risorse provenienti dai migliori centri continentali. Il convegno in corso a Roma fa il punto della situazione sulle iniziative avviate dai 29 partner, provenienti da 11 Paesi europei.

Finanziato con 12 milioni di euro, di cui 9 stanziati dall’Unione Europea, MARINET permette ad aziende e centri di ricerca di accedere a strutture d’eccellenza sparse su tutto il pianeta, abbattendo le barriere finanziarie, con lo scopo di creare metodi condivisi e standard internazionali per la produzione di energia da onde e maree, dalle correnti o dal gradiente termico fra superfici e fondale marino.

Coordinato dall’Hydraulics and Maritime Research Centre della University College di Cork, in Irlanda, mette in rete 29 centri di ricerca e 42 impianti di prova sia in Europa che in Brasile, dodicesimo paese partecipante in veste di semplice osservatore. È il CNR a dare il contributo italiano, attraverso l’istituto Insean e le Università della Tuscia e di Firenze.

Fino a giovedì, la Capitale vedrà arrivare oltre 40 rappresentanti di partner del MARINET e dei progetti avviati: l’obiettivo è tirare le somme dei primi 3 anni di sperimentazione e fissare gli obiettivi comuni per il futuro. L’Insean la farà da padrone: durante il meeting è previsto un tour degli impianti sperimentali italiani, in alcuni casi testati in bacini molto grandi che simulano le condizioni del mare.

Malgrado l’importanza della ricerca sul moto ondoso, armonizzare informazioni e strumenti è ancora un’operazione complessa, come spiega il direttore dell’Insean-Cnr, Emilio Campana:

A fronte di una tale importanza strategica, non c’è ancora uno standard per estrarre in modo più efficiente energia dal mare. A differenza di altri campi delle energie rinnovabili, dove si sono consolidati precisi sistemi di generazione dell’energia, nel campo dell’estrazione dell’energia dal mare ci sono oggi 100 idee e soluzioni diverse, prototipi con forme e principi di funzionamento i più disparati.

Mettere in rete competenze e soluzioni, in modo da raggiungere standard di produzione elevati è l’obiettivo a lungo termine del MARINET: progetto che diventa fondamentale se si tengono in considerazione le stime tracciate dall’Unione Europea, nella Eu-Oea Roadmap 2010-2050. Le istituzioni comunitarie si sono date degli obiettivi ambiziosi: se per il 2020 la stima è di 3,6 GW, per il 2050 l’obiettivo è raggiungere addirittura i 188 GW di energia dal mare.

6 novembre 2013
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I vostri commenti
Giuseppe P., giovedì 6 febbraio 2014 alle8:42 ha scritto: rispondi »

Proprio in questi giorni stiamo contattando i responsabili dell’University College di Cork, in Irlanda, per effettuare test in oceano su un dispositivo Italiano, premiato il 6 Novembre a ECOMONDO, Rimini. Questa tecnologia, consente una produzione minima del 50/60 % in relazione alla potenza di Targa dei generatori istallati, cioè su un MW istallato la media oraria minima di produzione è di 500/600 kW. Che cosa significa? Che questo dispositivo (che ha ricevuto l’approvazione brevettuale in USA, CANADA, BRASILE, CINA, INDIA, AUSTRALIA, GIAPPONE, ed altri paesi, oltre all’approvazione della Comunità Europea per il deposito nei singoli paesi, attualmente è il sistema per la trasformazione da modesto moto ondoso marino e non, più performante presente sul mercato di dette tecnologie a livello Mondiale. Per modesto moto ondoso s’intende una variazione del dispositivo, in mare, di un metro d’altezza, sufficiente a garantire le prestazioni minime di circa il 50/60% di produzione elettrica. Il vero problema è che in Italia non esiste un organo di riferimento con cui semplicemente “parlare”, o confrontarsi su temi tecnici. In oltre cinque anni di contatti a tutti i livelli Istituzionali e di Ricerca, non una sola richiesta di “VERIFICA” e, come penso immaginerete, nessuna possibilità di accesso a bandi, fondi, finanziamenti, riservati (se mi permettete), a “giocattoli” la cui produttività è poco significativa, oppure non certa, ma che alle spalle abbiano come sponsor nomi altisonanti. Diversamente il Nord Europa si sta muovendo spesso finanziando anche tecnologie poco performanti, ma nella certezza che nel contesto generale delle proposte basta un’idea interessante, per consentire non solo occupazione, ma anche esportazione di tecnologia ad altri Paesi, siano o non siano essi Europei, quindi un’importante attività con risvolti economici e occupazionali elevati. Trattandosi di settori strategici (quelli per la produzione d’energia e non solo), ciò che meraviglia è la poca attenzione, nel nostro Paese, che in genere viene riposta in attività di questo tipo, quindi, bisognerebbe avere da parte del CNR, Ministero dello Sviluppo, MIUR, ecc., personale qualificato a ricevere informazioni ed analizzare documentazione, dato che tutta quella spedita, in genere, finisce in un gorgo senza fine, ma in particolare, SENZA RISPOSTA. Dissento, quindi, per quanto alle dichiarazioni dei vari Tecnici o Docenti Italiani, in relazione alle considerazioni che continuamente e costantemente riguardano espressamente queste tecnologie, “sono poco produttive, poco performanti, ci vuole un protocollo comune, sono tecnologie non ancora mature”, ecc. ecc. dato che “questa” tecnologia Italiana, già da ieri è in grado si soppiantare tutte le altre tecnologie a livello Mondiale per la produzione d’energia da Moto Ondoso, con o senza il beneplacito di chi si improvvisa esperto in detto settore, magari solo perché bisogna spendere fondi ricevuti in qualche ricerca e poi “pubblicare”. Se poi si considera che l’Italia ha poco meno di ottomila chilometri di coste e decine di migliaia di chilometri quadrati di superficie marina, dove il GSE in relazione alle tecnologie per la produzione d’energia “dal mare”, non paga un solo centesimo (di fatto non esiste un impianto in tutta Italia che riceva un contributo), possiamo trarre la conclusione che necessariamente si è costretti a confrontarsi in e con REALTÀ fuori dal nostro Paese, indipendentemente da tutto quello che quotidianamente sentiamo in relazione al Mondo Economico Italiano che ci vorrebbe tutti qui. Faccio un’ultima e semplice ipotesi, ma se al nostro posto ci fossero gli Svizzeri o gli Austriaci, pensate che cose andrebbero allo stesso modo? Cordiali saluti e buon lavoro a tutti.

maurizio, giovedì 7 novembre 2013 alle9:58 ha scritto: rispondi »

Trovo fantastica l'iniziativa e sono sicuro che mettendo in rete tutte queste professionalità e intelligenze,i risultati sono garantiti.Un mondo migliore è ancora possibile!

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